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Pompei - L'Arcivescovo Caputo scrive una lettera alla Città e ai fedeli per i 100 anni dalla morte di San Bartolo Longo

Nel documento il Prelato ricorda la storica visita di Papa Leone, che ha reso evidente l’universalità di Pompei e del suo messaggio, che per opera dell’Apostolo del Rosario ha raggiunto i confini di tutto il mondo.


“Il secolo del mondo nuovo di Pompei” è il titolo della Lettera che l’Arcivescovo della Città mariana, Monsignor Tommaso Caputo, ha scritto in occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla morte di San Bartolo Longo, spentosi il 5 ottobre del 1926. L’Apostolo del Rosario, che con la consorte, la Contessa Marianna Farnararo De Fusco, fu fondatore del Santuario, della Nuova Pompei, delle Opere di Carità e della Congregazione delle “Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei”, è ancora oggi, a distanza di un tempo così ampio, una figura modernissima, capace di parlare ai suoi contemporanei, ma anche alle donne e agli uomini di oggi. 

            «Questa ricorrenza – premette il Prelato – chiude una serie di evocazioni longhiane che, negli anni scorsi, si sono susseguite con un’intensità e una progressione che non sono una semplice sequenza di calendario, ma la presa d’atto di qualcosa di irripetibile. Il “tempo passa” è la più ordinaria delle frasi associata allo scorrere naturale della vita e delle cose. Ma il tempo è tutt’altro che un viandante anonimo e distratto: lascia tracce e segni al suo passaggio, costruisce memorie che fanno da impalcatura a storie finite». Una storia, quella pompeiana, segnata da un continuo rinnovarsi e da un susseguirsi di nuovi inizi. In questo caso il nuovo inizio è stato “vidimato” dalla visita di un Pontefice: «L’Otto Maggio, il giorno dei giorni della Città mariana, evocato già dalla Loggia della Basilica di San Pietro, dal Papa appena eletto, Leone XIV, che è stato felice, nel primo anniversario dell’elezione, di venire a Pompei a porre il suo servizio sotto la protezione della Vergine Santa». Un evento, che più di una volta proprio monsignor Caputo ha definito “epocale”. In quello storico giorno il Papa ha seguito le tracce del Fondatore e volle visitare prima il “Tempio della carità” ovvero le persone accolte nelle Opere sociali del Santuario e, poi, il “Tempio della fede”, il Santuario radicato nella preghiera e, in modo particolare, nel Santo Rosario, al quale l’Eucaristia dà un cuore cristologico. L’immagine dei due “Templi”, eretti a Pompei, è dello stesso San Bartolo e, come disse Leone XIV, l’uno e l’altro si sostengono a vicenda: «L’amore – ha detto il Pontefice nell’incontro con la grande famiglia delle Opere di carità, tenutosi l’Otto Maggio nella Sala Trapani – compie miracoli che vanno ben oltre ogni sforzo e aspettativa: nelle membra di chi soffre e ancora di più nelle anime». «Quei “miracoli” – commenta l’Arcivescovo – sono ben visibili nella vita di San Bartolo che, dal suo primo arrivo a Valle di Pompei nell’ottobre 1872, realizzò un lungo susseguirsi di opere. A guidarlo fu la Provvidenza di Dio. Nel suo testamento spirituale, redatto il 15 agosto 1926, scrisse: «Dall’alba alla sera, durante le lunghe, amarissime vigilie, io non mi stanco di adorare la sua santa volontà e di benedirne i sapientissimi e misericordiosissimi disegni». “Un uomo del fare”, diremmo con un’espressione oggi comune, ma sia l’Avvocato sia la sua consorte, e con lui Fondatrice del Santuario, la Contessa Marianna Farnararo De Fusco, si ritennero sempre un semplice strumento della Divina Provvidenza e furono convinti, nell’interiorità, di non essere stati loro ad erigere né il Tempio della Fede né il Tempio della Carità, rappresentato dagli Istituti per le orfanelle e per i figli e le figlie dei carcerati. Pensavano che tutto fosse Opera della Madonna, considerandosi evangelicamente “servi inutili”». E, in proposito, l’Arcivescovo ricorda che a Pompei «è ben visibile, quasi tangibile, la presenza della Madonna. Il 13 novembre 1875, arrivò a Valle di Pompei la prodigiosa Immagine della Vergine del Rosario9. Prima da Napoli e poi, pian piano, da ogni parte del mondo, cominciarono a giungere offerte per la costruzione della nuova chiesa, la cui prima pietra fu posta l’Otto Maggio 1876 e la cui consacrazione fu celebrata il 7 maggio 1891».

Il Rosario, la sua propagazione, è sin dagli inizi della nuova storia di Pompei una ragione di vita per il Santuario, la premessa di ogni azione. Monsignor Caputo richiama le grandi sfide, alle quali anche la Chiesa particolare è stata chiamata negli ultimi anni tra rivoluzione tecnologica ed emergenza pandemica, durante i quali il Santuario ha continuato a essere «casa sempre aperta della preghiera». La presenza a Pompei di Papa Leone ha reso e

vidente come alla Città mariana guardi davvero tutto il mondo: «Avendolo potuto vivere, accanto a lui sull’altare della Celebrazione – racconta l’Arcivescovo – ho avvertito sempre vivo non solo il privilegio, ma il calore di un flusso di sentimenti inarrestabili. Tutta la storia e la vicenda di Pompei prorompevano come un grande evento che la Chiesa offriva e faceva vivere a tutta la società civile, coinvolta in un progetto che apparteneva solo in parte al proprio territorio. Ho avvertito come dono inestimabile la grazia di poter toccare con mano l’universalità di Pompei e del suo messaggio».

Il Papa, con le sue parole, ha tracciato il cammino del Santuario e della Nuova Pompei per gli anni a venire. Dice ancora l’Arcivescovo: «“Dovevo venire qui...”, ha dichiarato con visibile emozione Papa Leone, all’inizio dell'Omelia nella Santa Messa della Visita. Doveva venire qui, siamo indotti a replicare, a nostra volta, perché non sfugga di mano, neppure per un attimo, a nessuno di noi, e in primis alla sua Chiesa, cosa significhi per il mondo – e per questo mondo assetato di pace e di giustizia – Pompei. Non è facile essere all’altezza di ciò che rappresenta, soprattutto oggi, la “Città mariana”. Perché Pompei non basta a sé stessa, troppo grande ed esigente essendo la sua vocazione. È una vocazione che non ammette sconti o scorciatoie. Non sono in realtà possibili perché la sola tentazione di poterli praticare, porta con sé solo rammarico e sconforto. È anche per questo che la speranza, accanto alla fede e alla carità, non può che essere la bandiera sempre al vento di una Comunità che non può offrire il fianco alla mediocrità. La storia ha posto sulle nostre spalle un impegno gravoso ma esaltante: non ci è dato altro che amare e servire, diffondere speranza e praticare la carità secondo il cuore di Cristo».

La figura di San Bartolo è fondamentale punto di riferimento per la comunità civile: «Non è stato solo un testimone della fede, ma anche un uomo che ha inciso in maniera profonda sul tessuto sociale e civile del suo tempo. È una verità evidente: una Valle “sconsolata” diventò una città. Non ha trasformato solo questa terra benedetta, ma ha indicato una strada a chiunque, in Italia, in Europa e nel mondo, abbia a cuore il bene della comunità, un bene che richiede come fondamento essenziale una condizione di pace». È per questo che, proprio il 5 ottobre, San Bartolo sarà celebrato per la prima volta sia come Santo sia come patrono della Città: un mese fa è stato dato l’annuncio che il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti aveva concesso la “confirmatio” con la quale la Sede Apostolica ha accolto la proposta in tal senso della Prelatura Territoriale di Pompei, sostenuta dall’Amministrazione comunale della Città mariana.

Due le parole che l’Arcivescovo Caputo affida alla Città di Pompei e ai fedeli. «A conclusione di questa lettera, che vi dirigo in prossimità del termine del mandato ricevuto come Pastore della Chiesa di Pompei – scrive –  il cuore mi suggerisce di consegnare, prima a me e poi a voi, due semplici parole: fedeltà e apertura. Fedeltà, anzitutto, alle nostre radici, che sono vive e robuste; fedeltà al nostro Fondatore, la cui santità di vita è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa; fedeltà a Maria Santissima, nostra dolcissima Madre e Regina; fedeltà al Papa, Vicario di Cristo e successore di San Pietro. Da questa fedeltà nasce l’obbligo di continuare a “testimoniare Pompei” e il suo particolarissimo carisma di Tempio della Fede e Tempio della Carità, nonché roccaforte di pace dove il volto di Cristo, contemplato nella preghiera del Rosario con lo sguardo di Maria, traspare nei fratelli e nelle sorelle, qui accolti. Questa convinta fedeltà deve coniugarsi con una fiduciosa e serena apertura di mente e di cuore al futuro. I tempi cambiano, come pure i contesti sociali, ragion per cui l’opera di fede e di amore affidataci da San Bartolo deve adeguarsi e proseguire a favore dei poveri e degli emarginati». Sarà possibile continuare quest’opera preziosa, raccogliendo il testimone di San Bartolo, solo avendo ben chiaro che «il Santo Rosario è “il motore nascosto che rende possibile tutto il resto”» perché «i misteri della vita di Gesù devono penetrare nei nostri cuori e trasformare la nostra vita fino a farci diventare “come specchi tersi e umili” che riflettono la luce che viene da Dio».


sabato 3 ottobre 2026 - 08:44 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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