Il silenzio che avvolge le antiche domus di Pompei si fa oggi più gravoso e malinconico. Ci ha lasciati Lince, il decano indiscusso dei felini degli scavi, una creatura che per anni ha incarnato l’anima indomita e fiera di questo luogo senza tempo. Non era un semplice gatto di colonia, ma un sovrano discreto che ha vegliato per una vita intera tra i vicoli di basalto, diventando un'icona felina che animava il sito archeologico. Con la sua bellezza solare e quel portamento fiero che richiamava la nobiltà dei predatori selvatici, Lince è stato il custode silenzioso del Lupanare, una presenza magnetica capace di incantare migliaia di visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta.
La sua fama ha valicato i confini nazionali, trasformandolo in un’icona globale, un "influencer" a quattro zampe i cui scatti fotografici popolano gli album di viaggiatori di tutto il mondo. Ogni turista che ha incrociato il suo sguardo ha portato con sé il ricordo di un incontro magico, fissando l’immagine di Lince tra le vestigia della storia romana. Tuttavia, dietro questa immagine di forza e indipendenza, si è consumata una battaglia silenziosa contro una grave insufficienza renale
. Grazie alla dedizione instancabile e all'amore dei volontari della Onlus Archeogatti, Lince ha ricevuto cure costanti e attenzioni fino al suo ultimo respiro, venendo accompagnato con dignità nel suo ultimo viaggio.
La sua scomparsa, però, deve spingere a una riflessione profonda che vada oltre il semplice lutto, trasformandosi in una lezione di civiltà e rispetto per gli animali che popolano il Parco. È fondamentale comprendere che la salute di queste creature è estremamente fragile e che un gesto di apparente generosità, come offrire un avanzo del proprio pasto o del cibo non idoneo, può rivelarsi un atto involontariamente crudele e potenzialmente letale. L'alimentazione dei gatti liberi è un compito delicatissimo che spetta esclusivamente al personale interno e ai volontari specializzati, gli unici in grado di somministrare diete bilanciate e sicure. Rispettare rigorosamente il divieto di alimentare gli animali del Parco è l'unico modo reale per onorare la memoria di Lince, garantendo ai suoi discendenti una vita lunga e in salute, libera dalle sofferenze causate da una nutrizione impropria che compromette i loro organi vitali.