Cronaca

Pimonte - Dura tre mesi la latitanza di Raffaele Afeltra: il boss dei Lattari si è costituito a Siena

E' accusato di estorsione ai danni di un imprenditore di Agerola. Era coinvolto anche nella realizzazione del cimitero di Santa Maria la Carità

di Gennaro Esposito


Evita l'arresto durante la maxi operazione Olimpo e scappa in giro per l'Italia per sfuggire alla cattura. Dopo tre mesi di latitanza ha deciso di consegnarsi in un carcere in provincia di Siena. E' la storia di Raffaele Afeltra, storico boss di Pimonte e dell'area dei Monti Lattari ricercato dalle forze dell'ordine dalla mattina del 5 dicembre scorso. E' accusato di estorsione ai danni di un imprenditore di Agerola attivo nel settore caseario. Lo stesso reato è stato contestato anche ad Adolfo Greco il quale, secondo quanto emerso dall'inchiesta, conosceva e lavorava con il boss dei Lattari. Afeltra inoltre avrebbe avuto interessi anche nella realizzazione del cimitero a Santa Maria la Carità. Secondo i magistrati era uno dei punti di riferimenti della d

itta che si è occupata dei lavori tanto che è riuscito a trovare anche i fondi per il completamento degli stessi. Avrà comunque modo di difendersi in Tribunale in compagnia degli altri capoclan e imprenditori arrestati il 5 dicembre scorso. 

Manca all'appello solo Antonio Di Martino, figlio di Leonardo storico fondatore della cosca attiva nella frazione di Iuvani a Gragnani. In compagnia di Afeltra, fu l'unico boss che preferì scappare durante il blitz della polizia di Stato che portò al fermo di oltre 15 persone. Di Martino è al momento il ricercato numero uno anche in virtù dell'arresto di suo fratello Fabio finito in carcere nell'ambito dell'operazione Terra delle Sirene di pochi giorni fa.


sabato 23 marzo 2019 - 21:19 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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