Sindaco e soccorsi sotto attacco, troppo pochi i volontari della Protezione civile. Intervento immediato poteva evitare il disastro, senza il costo dei mezzi aerei
A poche ore dallo spegnimento del tremendo incendio di Monte Vico Alvano, in penisola sorrentina si discute sulle cause. Disastro originato dal rogo di un’automobile in località Tordigliano (Vico Equense, ma sul versante della costiera amalfitana). Le fiamme si sarebbero presto propagate verso l’alto, lungo il crinale che dalla SS. Meta-Amalfi sale in su verso il cosiddetto “monte sacro”. Domato il fuoco è adesso tempo di chiarimenti, circa l’esatta dinamica del rogo che poteva trasformarsi in tragedia. Ad intervenire per primi sarebbero stati i Carabinieri del vicino comando di Positano, pronti ad isolare la vettura con l’aiuto dei Vigili del fuoco accorsi sul luogo. Aspre le polemiche, invece, sul fronte Protezione civile, essendosi l’incendio esteso di lì a poco al territorio comunale di Piano di Sorrento - competente per l’area più a rischio dei Colli di San Pietro. L’unica autobotte funzionante, in dotazione al nucleo di Piano, avrebbe comunque attenuato la potenza del fuoco giungendo in zona nel giro di pochi minuti. A quanto pare nessuno ha allertato in maniera tempestiva i volontari. La mancanza dei fondi atti a mantenere uomini e mezzi di cui il nucleo carottese disponeva fino a qualche mese fa ha poi messo a nudo le difficoltà di quello che un tempo faceva parte del cosiddetto C.o.c. (il Centro oper
ativo comunale). In ogni caso, molte di meno sono le forze oggi operanti a Piano di Sorrento, a dispetto dei venti uomini di cui ha parlato il sindaco Giovanni Ruggiero. Alle prese con una notevole gatta da pelare, nonché sotto attacco di tutti, il primo cittadino ha naturalmente difeso l’operato degli uomini che hanno rischiato la loro vita per domare l’incendio. Ma con il vecchio piano C.o.c. si poteva fare molto di più e, soprattutto, evitare l’allargarsi delle fiamme a tutto il costone. È questo in sintesi quanto denunciato dall’ex coordinatore della protezione civile in zona, che attraverso le pagine social sta dando in queste ore libero sfogo alla sua rabbia, a fronte di un disastro che si poteva quanto meno limitare. Sotto accusa, inoltre, l’impiego dei costosi mezzi aerei, elicotteri e canadair, allertati dai VV.FF. ma provenienti dalle centrali operative di Napoli. Resta infine la polemica sul disastro ambientale, per la distruzione di ettari ed ettari di bosco lamentata dal WWF penisola sorrentina che – come sempre – ha evidenziato la superficialità delle autorità nel porre rimedio a fenomeni del genere ormai troppo frequenti durante l’estate in costiera. Un’estate che poteva davvero finire male, ancora una volta, per le pecche di un piano per la sicurezza tuttora inadeguato per il territorio.