La stagione 2015/2016 sarà, al di là di come finirà, ricordata come quella delle sorprese e dei sogni di un'intera città e di un'intera tifoseria. Perché Napoli e Leicester stanno più o meno facendo la stessa cosa e vivendo la stessa storia. Le due squadre stanno stupendo, facendo innamorare, ribaltando pronostici che, troppo spesso, vengono dati per scontati. Si può anche partire dai due allenatori, Sarri e Ranieri, due personaggi veri, genuini e che si stanno togliendo più di qualche sassolino dalle loro scarpe. In molti non hanno creduto in loro. Il lavoro e risultati sono sempre la migliore risposta e il miglior modo per zittire ogni critica.
Nessuno avrebbe pronosticato i due club in testa rispettivamente alla Serie A e alla Premier League. Ora però non ci si può più nascondere e la parola scudetto non può più rappresentare una sorta di tabù e di chimera. Se si cercano di capire i motivi delle due meravigliose cavalcate si finisce sicuramente a parlare del gioco, dell'equilibrio e dell'organizzazione. Ma c'è un qualcosa che in tanti sottovalutano. Cosa? La stabilità, ossia il non cambiare continuamente interpreti e, di conseguenza, moduli. Sarri ha trovato il suo equilibrio con il 4-3-3, abbandonando quello che a Empoli era il suo marchio di fabbrica, il 4-3-1-2. Higuain, Hamsik e Jorginho, giusto per fare qualche nome, difficilmente non sono partiti dal primo minuto. Stesso discorso si può fare per i Vardy e i Mahrez. Calciatori cardine di cui non si fa assolutamente a men
o. Ormai il Napoli e il Leicester giocano a memoria, ognuno conosce il suo ruolo e lo esegue alla perfezione. E, cosa non da poco, ognuno conosce i movimenti, le caratteristiche, i pregi ed i difetti di ogni singolo compagno. Insomma, l'unione fa la forza verrebbe da dire. Ma la vera forza è quella delle idee. Perché, se non si cambia, significa che si è sicuri di ciò che si fa. E allora ecco che viene da pensare ai quasi 30 giocatori utilizzati dallo spendaccione ma deludente Manchester United. Questo è sinonimo di poche certezze, il che è conseguenza di campionati deludenti o comunque di prestazioni fortemente altalenanti.
Napoli e Leicester allora sono tanto diverse quanto uguali. Ma, alla fine, questo ragionamento mette in forte discussione uno dei capisaldi delle squadre più importanti a livello internazionale. Stiamo parlando del turnover. I risultati degli azzurri dimostrano che solo con la stabilità e solo avendo un undici titolare chiaro e ben preciso si può costruire un cammino ricco di vittorie, di gioco e anche di equilibrio. Della serie, squadra che vince non si cambia. I fautori della gestione oculata delle risorse storceranno il naso. Ma se a maggio il tricolore dovesse essere tinto del colore del mare forse anche loro capiranno che pochi cambi aiutano a vincere. O, quantomeno, non sempre la rosa extralarge è sinonimo di competitività e di qualità. Soprattutto quando è difficile ricordarsi i nomi di tutti i componenti.