Quest’anno il Napoli sta vivendo la sua miglior stagione da quando è arrivato Aurelio De Laurentiis come presidente, essendo vicina al suo terzo Scudetto della storia. Un successo che all’ombra del Vesuvio manca dal 1990, anno dell’ultimo titolo vinto dai partenopei.
Luciano Spalletti è riuscito a dare le motivazioni giuste ai suoi uomini e ora si sta godendo un primato come da tempo non si vedeva nel nostro campionato. La squadra si esprime bene e il merito del tecno di Certaldo è sotto gli occhi di tutti. Di Lorenzo sta giocando a livelli altissimi, così come tutta la difesa, compreso anche il nuovo arrivato nel mercato estivo scorso Kim Min-Jae. Non era facilmente pronosticabile un suo rendimento così alto alla prima stagione in azzurro, anche perché la pressione su di lui era tanta, poiché chiamato a sostituire Kalidou Koulibaly, bandiera del Napoli degli ultimi anni e amatissimo in città.
E lo stesso si potrebbe dire di Kvicha Kvaratskhelia, chiamato a sostituire Lorenzo Insigne. Inoltre, la squadra ha dovuto fare a meno anche di Dries Mertens, un belga diventato napoletano come lui stesso ha più volte ribadito, tanto da chiamare suo figlio Ciro Romeo. Addii dolorosi per i tifosi.
Insomma, era un Napoli fortemente rimaneggiato che non sapeva ancora quale destino lo attendeva dopo tutti gli stravolgimenti estivi, ma Spalletti è stato bravo a trovare il posto giusto ai nuovi innesti, così come è merito suo se giocatori come Lobotka, Mario Rui, Rrahmani, Meret, che peraltro doveva partire in estate, Lozano, Politano, e, soprattutto, Victor Osimhen, che con i suoi gol ha trascinato tutta la squadra in cima alla classifica della Serie A.
E che dire delle prestazioni in Europa, dove gli azzurri hanno ribaltato i pronostici della vigilia vincendo un girone con Rangers, Ajax e Liverpool. Le quote per le partite della Champions non la davano per sfavorita, ma quasi. Tuttavia, grazie a prestazioni sorprendenti e all’impegno di tutti i suoi, Spalletti ha portato i suoi ragazzi a vincere persino in Scozia e in Olanda, con una sola sconfitta rimediata ad Anfield dopo che all’andata in casa era finita quattro a uno in favore dei partenopei.
Insomma, tutte prestazioni che ai napoletani hanno fatto ricordare quelle dei tempi di Maradona, vero protagonista del Napoli di fine anni Ottanta dove la squadra vinceva sia in Europa che in campionato. In quegli anni arrivarono i primi due scudetti, la prima e per ora unica Coppa Uef
a ed una Coppa Italia. Vittorie, queste, che adesso la squadra vuole tornare a regalare alla città, a partire da quello scudetto che manca da ventitré anni.
Qual era la formazione del Napoli dell’ultimo Scudetto
Era un Napoli sì forte di Maradona, ma che al tempo stesso non sembrava potesse essere in grado di ripetersi dopo il primo storico successo di due stagioni prima e il primo titolo continentale della storia del club dell’anno precedente.
Il clima in panchina non era sereno. Ottavio Bianchi, artefice del primo scudetto, lasciò la squadra e a prenderne le redini fu Alberto Bigon, che arrivava dal Cesena. Di certo non sembrava l’uomo giusto per portare in gloria la formazione partenopea, ma alla fine si rivelò la scelta più giusta.
Al termine del campionato, il Napoli registrò ventuno vittorie, nove pareggi e quattro sole sconfitte, che gli valsero i 51 punti necessari per conquistare lo scudetto. Neanche il Milan di Sacchi e degli olandesi, che si presentava al via di quella stagione da campione in carica e campione d’Europa, riuscirono a mettergli i bastoni tra le ruote. Soltanto due i punti di vantaggio degli azzurri sui rossoneri, ma tanto bastò a Bigon per regalare alla città il titolo.
E dire che non c’erano più i vari Garella, Bruscolotti, Bagni, Giordano, tutti con una parte importante nel percorso che portò la squadra alla vittoria dell’87. Però, fu altrettanto vero che nel frattempo arrivarono Giuliani, Zola, Alemao, Careca, interpreti perfetti di quella che di lì a poco si rivelò la formazione più prolifica e la terza miglior difesa della Serie A di quella stagione. E poi c’era Maradona, che con la sua classe e i suoi gol illuminava il San Paolo e tutti gli stadi d’Italia con la sua immensa classe. Una squadra ben amalgamata e che insieme giocava bene, frutto delle scelte operate nelle sessioni di mercato da Luciano Moggi e Giorgio Perinetti.
La rosa:
Portieri: Di Fusco, Giuliani
Difensori: Baroni, Bigliardi, Corradini, Ferrara, Renica, Tarantino
Centrocampisti: Alemao, Bucciarelli, Crippa, De Napoli, Fusi, Mauro, Romano
Attaccanti: Careca, Carnevale, Ferrante, Maradona, Neri, Zola
Allenatore: Alberto Bigon
La formazione titolare:
Giuliani; Francini, Renica, Corradini, Ferrara; Fusi, Alemao, De Napoli, Maradona; Carnevale, Careca