Ennesima segnalazione, dell’ennesimo taglio di alberi, è giunta ieri mattina al WWF Terre del Tirreno che da sempre si batte per la salvaguardia del patrimonio arboreo comunale, consapevole che esso costituisce un irrinunciabile e irripetibile polmone vitale per le popolazioni locali.
“Purtroppo non c’è stato nulla da fare - dichiara Claudio d’Esposito Presidente del WWF Terre del Tirreno - le moderne motoseghe ci hanno messo davvero poco ad abbattere e fare a pezzi quell’albero, che aveva impiegato decenni per crescere e sopravvivere a tutto e a tutti… meno che all’uomo!!!”
Si trattava di un bell’esemplare di Melia azedarach, più conosciuto come Albero dei rosari, che vegetava da oltre mezzo secolo in piazza Veniero a Meta. Lo si poteva ammirare anche da lontano. Con la sua folta chioma tondeggiante di un verde brillante, ombreggiava il piazzale e dominava dall’alto la baia di Alimuri.
“Quell’albero, sempre più utilizzato nelle alberature di viali e di strade cittadine particolarmente trafficate, era da ammirare in tutto l’arco dell’anno: da fine di aprile a metà di giugno quando si riempiva di fiori profumatissimi di colore viola pallido o lilla; in estate per la frescura della sua folta chioma; in autunno col suo fogliame giallo intenso; e in inverno con miriadi di piccole bacche sferiche,
lisce di colore giallo chiaro a maturazione bianche e grinzose, che persistono sui rami nudi per tutto il periodo invernale, con la polpa succosa molto appetita da diversi uccelli.”
«La pianta di piazza Veniero – prosegue d’Esposito - , a seguito di assurdi tagli di capitozzatura operati in passato e di recente, aveva sviluppato una carie con una cavità che gli conferiva un aspetto corrugato e particolare ancora più affascinante. E’ corretto dire che l’albero fosse “malato”, ma è anche assolutamente vero che tale pianta poteva tranquillamente continuare a vivere e vegetare per altri decenni e non rappresentava di certo alcun pericolo!».
In un prossimo futuro secondo gli esperti sentir cantare gli uccelli diventerà un evento sempre più raro e nel 2030, oltre a soffrire di caldo e a dover mettersi al riparo da incendi ed eventi meteorologici disastrosi, i cieli si svuoteranno dai volatili. Come aveva previsto Rachel Carlson in Primavera silenziosa, il primo saggio ambientalista scritto nel 1962, siamo di fronte a un ecatombe. State of the world’s birds, lo stato degli uccelli nel mondo, il risultato di una mappatura realizzata da Bird Life International nel 2018, parla chiaro: l’estinzione sta procedendo in modo così veloce che ormai non solo le specie più rare, ma anche quelle più comuni stanno scomparendo.