Un manufatto probabilmente abusivo è stato demolito sul monte San Costanzo a seguito della dununcia presentata dal WWF.
«Prendiamo atto con soddisfazione che, a seguito della denuncia del WWF e dell’intervento delle forze dell’ordine - dichiara il Presidente del WWF Terre del Tirreno Claudio d’Esposito - stavolta il proprietario del fondo ha provveduto di suo a demolire le opere costruite, sbugiardando il detto che recita “chi fravica e sfravica non perde mai tempo”. Appare assurdo e grave che ci sia ancora chi si azzarda a costruire case e manufatti senza alcuna autorizzazione sperando di passare inosservato, cosa ancor più grave quando ciò avviene in zone vincolate e di massimo pregio paesaggistico e naturalistico. Stavolta il peggio è stato evitato grazie ad un solerte intervento delle forze dell’ordine. Ma purtroppo non è sempre così. Il più delle volte dall’individuazione del reato al ripristino dello stato dei luoghi possono passare anche decenni. Ovunque, dal mare ai monti, ci sono mostri e mostriciattoli in calcestruzzo che nemmeno il degrado e la natura sono riusciti a cancellare. La lotta è impari e l’investimento nel “mattone” nella Terra delle S
irene è enorme: è per questo che c’è chi si azzarda ancora a rischiare!!! Accade anche che per risolvere il fenomeno dell’abusivismo si decida (ma solo per taluni!) di legalizzare il calcestruzzo … autorizzandolo (!!!) con interpretazioni delle normative tanto creative quanto discutibili e fuorilegge. E’ il caso di grosse speculazioni dove dietro ai permessi di costruire rilasciati si cela, spesso nemmeno tanto velatamente, un pericoloso intreccio tra privati, imprenditori, amministratori e criminalità».
Il WWF Terre del Tirreno, a seguito di una segnalazione pervenuta da parte di escursionisti, aveva inviato un esposto alla Polizia Municipale di Massa Lubrense ed ai Carabinieri Forestali di Castellammare di Stabia segnalando in località Monte San Costanzo, in una proprietà posta al confine tra la strada carrabile e l’inizio delle scale con la via crucis che conducono alla chiesetta in cima al monte, lavori edili consistenti in sbancamento di terreno e nella realizzazione di un corpo di fabbrica con costruzione di opere murarie e allocazione di un tetto in laminato.
Ed è da questa denuncia che sono state poi avviate le indagini che hanno portato poi all’abbattimento del manufatto.