Inghilterra sconfitta due volte, in campo e fuori. L’immagine che emerge dopo la sconfitta di ieri per mano dell’Italia è quella di un popolo che non ha saputo digerire la sconfitta ed ha reagito nel modo peggiore. Il cattivo esempio l’hanno dato prima i calciatori inglesi, togliendosi la medaglia dal collo. Si sentivano già cucita addosso quella d’oro, sentivano tra le mani quella coppa. E così la rabbia per la sconfitta è stata enorme, fuori dalle righe. Ma per comprendere la loro rabbia, bisogna fare un passo indietro.
Dopo aver sconfitto la Danimarca, per giorni hanno organizzato i festeggiamenti per la vittoria finale che ormai sentivano già loro. Tatuaggi sul corpo con la coppa, titoli baronali già annunciati per allenatore e capitano della squadra, cori contro gli italiani. Ed il clima si è fatto sempre più pesante a mano a mano che ci si avvicinava al fischio d’inizio della gara. Bandiere dell’Italia calpestate e bruciate, fiumi di birra consumati lungo le strade che portano allo stadio. Pullman presi d’assalto e polizia ingl
ese che lascia fare facendo venir meno la loro proverbiale mano pesante contro gli hooligan e le violenze.
Ma non è tutto. La UEFA, dopo il patto di ferro tra Ceferin e Jhonson, non ne ha voluto sapere di spostare la finale in una nazione dove i contagi erano minori dando l’ok affinchè lo stadio di Wembley fosse aperto al 75% dei tifosi rispetto alla capienza totale. Ma dalle immagini si è visto che sugli spalti i tifosi erano molti di più, pochi i settori liberi. Per gli italiani solo 7000 biglietti contro gli oltre 60mila venduti agli inglesi. Una festa annunciata e preparata nei minimi dettagli, ma non avevano fatto i conti con l’orgoglio italiano.
E così dopo la vittoria dei Maneskin agli Eurovision (anche qui si è dovuto fare i conti con la poca sportività dei perdenti che già assaporavano la vittoria finale), l’Italia torna a dominare l’Europa. Nel calcio come per la musica siamo i numeri 1 in questo momento. E poco ci è mancato che anche nel tennis alzassimo il trofeo più prestigioso. Forza Berrettini, riprovaci.