Cronaca

Incendio Vesuvio, dopo le fiamme il pericolo è il fumo

A Torre del Greco emanate specifiche ordinanze. Nelle altre città ognuno fa da sè.

di Simone Rocco


"La scorsa notte abbiamo bloccato tutte le vie di accesso al Parco Nazionale e stiamo pattugliando assiduamente il territorio per segnalare nuovi roghi e individuare e bloccare eventuali piromani". Così all'ANSA il maggiore Carlo Bianchi, comandante del II gruppo tattico Terra dei Fuochi dell'Esercito, dallo scorso primo luglio al lavoro con 48 uomini e quattro mezzi tattici sulle pendici del Vesuvio.

Intanto, quella appena trascorsa è stata un’alta notte terribile per i residenti alle pendici del Vesuvio. Spenti i roghi più grandi, è ora il fumo – nero e denso – a sovrastare la montagna e ad invadere le strade delle città. L’aria è diventata irrespirabili tutto intorno al Vesuvio. Il fumo, spinto dai venti provenienti da nord, si è esteso per chilometri e chilometri verso l’entroterra. Non solo Torre del Greco, Ercolano, Portici e tutte le città situate a ridosso del Vesuvio, ma anche Pompei, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e tutto il relativo hinterland stanno ora subendo gli effetti del disastro che si è consumato.

Il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello, si è immediatamente attivato con specifiche ordinanze in cui metteva in guardia già mercoledì scorso la popolazione dei rischi del fumo e non solo di qu

elli legati alle fiamme. Chiudere le finestre, evitare di uscire di casa se non strettamente necessario, lavare bene la frutta: queste alcune raccomandazioni del primo cittadino torrese, oltre che vietare di accendere fuochi nei terreni se non preventivamente autorizzati.

Ordinanze che, a questo punto, dovrebbero emanare anche tutti gli altri sindaci del comprensorio, in virtù proprio dell’estensione del fenomeno legato appunto al fumo . A Castellammare, per esempio, è da anni che denunciamo l’accensione – soprattutto nella zona del rione San Marco – di fuochi da parte dei contadini il cui intento, almeno si spera, è quello di bruciare le sterpaglie dei loro terreni. Ma nessuno sembra prendere in seria considerazione quello che è un fenomeno che nuoce gravemente alla salute di una popolazione già esposta a tantissimi rischi.

Da ieri sera, infine, briciano anche i Monti Lattari. Un territorio ormai messo in ginocchio dai piromani, i cui interessi – ormai è chiaro – sono molteplici. Dalle attività di rimboscamento a quelle legate alle piantagioni di marijuana. E, tempo fa, si ipotizzava anche un coinvolgimento di ditte impegnati proprio nello spegnimento degli incendi. Insomma, il Dio denaro riesce ad avere la meglio persino sulla salute delle persone.


venerdì 14 luglio 2017 - 08:46 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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