Le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, la vegetazione, e di comburente, l’aria, non basta da sola a provocare il fuoco. Quello che manca, in un bosco, è il calore necessario per una reazione chimica a catena. I roghi, sono quasi tutti dolosi, ossia appiccati con l’intenzione di radere al suolo la vegetazione.
In parte si spiegano con la tradizione agropastorale che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o, nel caso dei contadini, per rigenerare la fertilità del terreno. Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi legati all’edilizia, ma non solo: in alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari. (vedi quanto accaduto proprio ieri 6 agosto a Ragusa in Sicilia). Non raramente è capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo. Già nel 2001 il Sisde denunciava la responsabilità degli stagionali in Sicilia, la pattuglia più folta con oltre 30.000 addetti sui 68.000 del totale nazionale
Tra gli effetti della riforma Madia che ha voluto l'accorpamento della forestale con carabinieri e vigili del fuoco ha messo a nudo una grave situazione.
Figure professionali dequalificate, presidio del territorio smantellato, pasticci burocratici e Regioni depotenziate.
A distanza di 7 mesi dalla sua entrata in vigore, la “rivoluzione” voluta dalla ministra della Pubblica amministrazione si rivela un sostanziale flop, causato, soprattutto,dalla soppressione
del Corpo Forestale dello Stato.
Una soppressione affrettata, fatta in nome della semplificazione, che non ha tenuto conto delle prevedibili complicazioni che si sarebbero verificate. E che puntualmente sono emerse in tutta la loro evidenza proprio nel momento della verità.
Sopprimendo la Forestale si è notevolmente indebolita quell’opera di presidio sul territorio e di prevenzione che era propria di questi uomini.
Erano 8mila, fino al 31 dicembre 2016: poi sono stati distribuiti tra i vigili del fuoco (360 appena) e la Pubblica amministrazione (circa 1240).
Ma è ai carabinieri che sono stati destinati in modo massiccio: ben 6400.
Ed è stato un passaggio che ha lasciato conseguenze pesanti. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei cosiddetti Dos, ovvero i direttori operativi degli spegnimenti: sono coloro che sono in grado di coordinare i lavori in caso di emergenza. La Forestale era particolarmente preparata in questo compito e le ex guardie trasferite tra i pompieri speravano di vedersi riassegnare
automaticamente quell’incarico (i carabinieri non operano nell’antincendio). Così non è stato.
E così da un lato i vigili del fuoco sono stati costretti a una corsa contro il tempo per formare il proprio personale in questa difficile mansione, dall’altro molti ex forestali specializzati si sono ritrovati relegati in ruoli di minore responsabilità o parcheggiati senza mansioni, nell’attesa di decreti attuativi previsti nella riforma.
E nell’attesa, chissà, della prossima emergenza.
Fondamentale non abbassare la guardia e applicare tutti gli strumenti necessari: dalla normativa sugli incendi boschivi al reato di disastro ambientale, laddove necessario”.
Questa politica non è in grado di affrontare l’ordinario figuriamoci le emergenze e che risolve sempre tutto con la dichiarazione di stato di calamità”.
Da quando non c ‘è più il Corpo Forestale dello Stato, la risposta all’emergenza è organizzata con lentezza e affrontata in maniera inadeguata". Così, in un duro commento sui fatti incredibili di questi giorni, il sindacato Flai Cgil Nazionale.
In tutti i luoghi interessati dalla devastazione degli incendi, denuncia il sindacato, "il servizio di contrasto e l’azione di prevenzione è partito in fo
rte ritardo. Migliaia di lavoratori idraulico-forestali, assunti stagionalmente per intervenire ai fini della prevenzione e della sistemazione, sono sprovvisti dei mezzi e delle dotazioni adeguate. Le strade di accesso nelle aree più a rischio sono completamente abbandonate e i bordi pieni di rifiuti e sterpaglie”.
Ma la questione vera, che la Flai intende denunciare con forza, "è che ci si trova di fronte a una mano criminale organizzata, che agisce con cognizione di causa e in maniera scientifica, colpendo i parchi, le aree di pregio, le aree salvaguardate per il patrimonio di biodiversità e del tessuto agroalimentare, si colpiscono, come accaduto in Sicilia, le aree turistiche, e in Campania con il Vesuvio e il Faito.
Riteniamo continua il sindacato, sia necessario affrontare il dramma degli incendi con la stessa forma di coordinamento tra forze dell’ordine con la quale si contrasta l’attività mafiosa e della criminalità organizzata, con task force mirate al presidio dei territori per la piena applicazione del Testo Unico dei reati ambientali".
Ma reprimere quando il danno è già fatto non basta. Il sindacato aggiunge affinché si determini un confronto con le parti interessate, valorizzando tutte le competenze professionali necessarie per lanciare quanto prima un vero e proprio piano nazionale di prevenzione e di tutela del nostro patrimonio ambientale, finalizzato ad una vera e efficace manutenzione del territorio".
Vorrei infine spendere poche parole sul volontariato.
In passato il volontariato ha svolto un ruolo certamente prezioso ed insostituibile e non di secondo piano, e con enti vari, regionali, provinciali, comunali, comunità montane e Corpo forestale dello Stato ha attivato accordi per la prevenzione e avvistamento incendi boschivi.
Con il passare degli anni il numero delle associazioni di volontariato che si sono sensibilizzate al problema degli avvistamenti incendi è notevolmente aumentato ed hanno stipulato convenzioni con i vari enti, aumentando di fatto il territorio regionale(campano) coperto da questo servizio.
Il concorso del volontariato nelle attività di prevenzione degli incendi boschivi e i continui richiami a comportamenti corretti da parte dei numerosissimi gitanti è stato senza dubbio notevole e con effetti positivi .
I frequenti comportamenti di inciviltà erano prontamente segnalati e l’intervento del Corpo Forestale non si faceva attendere.
L'attività svolta è proseguita negli anni con efficacia, competenza e professionalità; sono state inoltre definite le metodologie di intervento, le zone di competenza, l'organizzazione della sorveglianza, i tempi e le modalità di allarme e di partenza per le operazioni di spegnimento da parte di addetti a ciò convenzionati.
Per la cronaca di allora ci furono diversi tentativi per avviare dei roghi, gli imbecilli sono sempre esistiti, tutti in gran parte falliti per il pronto intervento delle squadre presenti sul posto, tranne uno era un 15 di agosto e benchè allertati dalle forze dell’ordine, a tenere alta l’attenzione, il solito imbecille, evidentemente buon conoscitore del territorio, riuscì ad innescare l’incendio che da Moiano di Vico Equense in pochi minuti attraverso un canalone arrivò sin al Piazzale dei Capi, mettendo in crisi tutto l’apparato organizzativo con gravi ripercussioni sui numerosissimi gitanti allora presenti sulla montagna, che furono fatti allontanare per la strada che da Faito conduceva a Castellammare, per fortuna allora perfettamente funzionante.
Poi all’improvviso qualcosa si è inceppato e il meccanismo messo in piedi col sacrificio di tanti si è improvvisamente rotto. Il resto è storia di questi giorni.
Speriamo che ai danni causati dagli incendi di questi giorni non si aggiungano alle prime piogge violente altri danni alle persone e alle cose.
C’è solo da pregare il buon Dio e sperare che questo non avvenga mai.
Per la ProNatura Filosa prof. Catello