Durante quest'anno, che sta per terminare, la Germania, facendo buon viso a cattivo gioco, ha accolto ormai un milione di profughi, in maggioranza mussulmani, a cui ne faranno seguito altri. Chi conosce la storia, iniziando dallo smembramento dell'Impero Ottomano, il colonialismo occidentale anche nella zona, la formazione di nuovi Stati, fatta a capocchia, senza considerarne le etnie e le varie sette islamiche, il ritorno degli Ebrei nella loro "ex" Patria, il mai sopito sogno imperiale turco, una nazione occidentalizzata con la forza, che riscopre sempre di piu´ le sue radici, le varie, anche recenti invasioni occidentali, anche a protezione dello stato israeliano , non si meraviglia delle logiche conseguenze.
La polarizzazione tra i Tedeschi che vogliono aiutare ed aiutano, e quelli che temono di perdere, sempre di piu´, la loro identita´ e filosofia di vita, si fa sempre piu´ evidente, virulenta, radicalizzandone le fazioni piu´ conservative.
Nel tentativo di sdrammatizzare la situazione, politici e manager ricordano, che anche la Germania, come tanti altri paesi, deve confrontarsi con i problemi demografici, presenti ed ancora di piu´ futuri, risultanti dai bassi tassi di nascite e le conseguenze derivanti da una popolazione che, in media, diventa sempre piu´ anziana.
Pertanto, si vuole vedere questa massa di nuovi arrivati, come una possibilita´, una opportunita´, una linfa vitale, per ringiovanire/vivificare il mercato del lavoro tedesco, iniziando un nuovo balzo di sviluppo, un terzo miracolo economico, come a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, quando milioni di lavoratori furono reclutati in tutti i paesi del sud, europei e non. Forze di lavoro, inizialmente previste per soggiorni e per mansioni limitate, ben precise, ma che, in notevole parte, sono poi rimaste in loco, specializzandosi. Un buon aiuto, non solo per l'industria, ma anche per il terziario, addirittura rivoluzionando la gastronomia locale e diffondendo i prodotti alimentari della loro Nazione d'origine in Germania...
A parte il fatto che questi profughi forzati di oggi, un domani, mancheranno nelle loro terre di origine, abbiamo, nella CE, un paradosso di fondo, che non sembra interessare nessuno.
Mentre l'artigianato e l'industria germanica hanno ormai centinaia di migliaia di posti di addestramento professionale, decentemente pagati, fin dal primo giorno, non utilizzati, p
er mancanza di allievi, lasciando semideserte officine e centri-scuola, insieme al relativo personale di addestramento, dall'altro canto, dal Portogallo alla Spagna, dall'Italia alla Grecia, ci sono centinaia di migliaia di giovani ambosessi, in gran parte con un buon addestramento di base, senza nessuna prospettiva lavorativa. Intere generazioni perdute.... Perche´ solo i profughi? Perche´ non queste leve europee?
A parte il fatto, che le prassi e le infrastrutture create durante gli anni '60 sono scomparse, il reclutamento, l' addestramento, la specializzazione e l'impiego di questi milioni di ragazzi dovrebbero avvenire secondo altre, piu´ attuali strategie.
E qui ritorno su di un campo indicato gia´ diverse volte, uno dei tanti, quello della termia solare per la climatizzazione che, coniugata con pompe di calore, non solo risolverebbe tanti problemi energetici, sia casalinghi che nazionali, ma aiuterebbe a ridurre sensibilmente le quote di smog che, oggi, sono responsabili per decine di migliaia di decessi.
Ricordo che, in Germania, un paese climaticamente molto meno favorito del nostro, vi sono oltre un milione di questi impianti di climatizzazione casalinghi in funzione. Ed in questo paese esistono anche grandi imprese, che certamente non avrebbero niente in contrario a commercializzare i loro impianti nel nostro bel paese, se ne hanno la possibiita´ e la convenienza, se non lo fanno imprese italiane, come sembra.
Iniziative del genere richiedono non solo adatti impianti di produzione, ma operatori e tecnici, in grado di produrli, montarli, ripararli, revisionarli, gestirli.
Tutta gente selezionata ed assunta in loco, ma specializzata ed addestrata nei centri-scuola delle imprese, attualmente sottooccupati, con periodi di permanenza corrispondenti ai fabbisogni addestrativi, siano queste imprese tedesche o di qualsiasi altra zona, che lo faccia.
Come Stabiese continuo a sognare il mio vecchio sogno, di vedere una prima, sempre piu´ grande succursale italiana del genere, sistemata entro il perimetro dello stabilimento AVIS, come testa di ponte per la sistemazione di questi impianti sugli adatti solai italiani, dalle Alpi alla Sicilia, come hanno fatto e continuano a fare in tante parti del mondo, a vantaggio non solo dei proprietari, dei posti di lavoro per sempre piu´ giovani , ma anche del clima....
Antonio Mascolo