Chi l’ha detto che i migliori viaggi sono quelli che si ambientano in un solo posto? Della serie, una capitale, una città d’arte, una località di mare o montagna. Bisognerebbe, invece, provare a capire se ci sia modo di organizzare un viaggio a tappe, magari lungo una delle strade che colleghi più paesi e città vicini tra loro, così da poter fare tutto attraverso la propria automobile. Anche perché i viaggi in macchina non sono mai noiosi, anche quando c’è traffico. Il guidatore, specie se ha il cambio automatico, potrà divertirsi guidando e, magari, ascoltando la radio, mentre gli altri passeggeri saranno liberi di passare il tempo come vogliono. Per chi non soffre l’auto, ad esempio, c’è modo di leggere un libro, fare le parole crociate, navigare in rete su siti di video o di giochi, come alcuni casino online legali o portali di browser games alla puzzle bubble. L’importante è divertirsi e rilassarsi in ogni momento del viaggio e il segreto sta soprattutto nell’itinerario che si sceglie. Ce n’è uno che è poco menzionato ma che è di una magnificenza incredibile, specialmente per il fatto che, senza fermarsi sarebbe lungo solamente 32 chilometri, poco meno di 40 minuti in auto. Parliamo del tratto Castellammare di Stabia-Napoli, costellato di cose da vedere durante tutto il tragitto per arrivare da una città all’altra. Ecco le tappe salienti da non perdere per un viaggio indimenticabile.
Castellammare, una città da scoprire
Si parte, come detto, da Castellammare di Stabia, ultima città prima di Sorrento e della Costiera Amalfitana se si prosegue verso sud. Essa nasconde in sé dei tesori culturali e archeologici appartenenti a diverse età dell’Italia che fu: da quella greca a quella romana, passando per il Medioevo e il Rinascimento. A partire dagli scavi archeologici della città, che hanno permesso di riportare in superficie ville e palazzi residenziali dell’antica Stabiae. Parliamo di un complesso abitativo sorto intorno al Settimo Secolo a.C. e conservatasi perfettamente a seguito della famosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Tra le più antiche ritrovate si possono citare le ville di San Marco e Arianna, la più datata in assoluto. Rimanendo ancorati ai ritrovamenti della città di Stabiae, alcuni di essi si possono vedere nella collezione dell’Antiquarium Stabiano, inaugurato intorno alla metà del Novecento su input dell’archeologo Libero D’Orsi. Lì è possibile osservare oltre 8 mila reperti provenienti da ville e costruzioni stabiane. Altra tappa obbligatoria, poi, è il Castello Angioino di Castellammare. Una costruzione risalente al pieno Medioevo, 10° Secolo circa, e richiesta esplicitamente, secondo alcune fonti, dal duca della vicina Sorrento, per altre da Carlo I d’Angiò, di cui riporta il nome. All’interno, nel corso delle diverse ristrutturazioni, oltre alle sale riservate alla famiglia che vi abitava, vennero realizzati locali per i vescovi della diocesi e per la guarnigione di soldati. Infine, per quanto ci sia molto altro da vedere, citiamo le terme stabiane, che furono costruite nel diciannovesimo secolo per volontà di Re Francesco I di Borbone e di cui di recente la Regione Campania ha acquisito il patrimonio immobiliare. Lo stile Liberty che oggi è possibile ammirare è frutto della ristrutturazione più recente realizzata dall’architetto Eugenio Cosenza.
Pompei e i suoi celeberrimi scavi
Spostandoci verso nord, la prima tappa dopo Castellammare è senz’altro Pompei. Oltre al grazioso centro cittadino, quello che c’è da fare qui è prendersi qualche ora per girare alla scoperta delle bellezze storiche dell’antica città romana, tutte riemerse dopo l’eruzione del Vesuvio sopra citata. E’ possibile camminare sulle antiche vie in cui passeggiavano i cittadini dell’epoca romana o i soldati dell’esercito, entrare all’interno delle mura di quelle che erano le abitazioni di un tempo o, perfino, negozi di vario genere, specialmente alimentari. Gli scavi di Pompei, poi, non finiscono di sorprendere, visto che quasi quotidianamente emergono nuove scoperte e nuovi dettagli, che consentono di rinnovare la nostra conoscenza relativamente alla storia. Proprio in questi giorni è stato riportato alla luce un affresco di quella che sembrerebbe una natura morta, contenente anche la rappresentazione di una sorta di antic
a parente della pizza, che in realtà è una focaccia. Il giro del parco archeologico, vasto oltre 44 ettari, dura come minimo 2 ore se si va a passo spedito e ammirando solo i punti di maggiore interesse, come il foro della città, l’anfiteatro e la villa dei Misteri. Infine, vi è una nuova sezione dedicata al ritrovamento di persone pietrificate dalla lava dell'eruzione del 79 d.C., conservate intatte, compresi alcuni bambini e animali.
Torre Annunziata e la sua Villa Poppea
Usciti da Pompei, si prosegue verso Napoli, ma giusto il tempo di fare qualche chilometro e ritrovarsi nuovamente costretti a prendere l’uscita dall’autostrada per approdare a Torre Annunziata. Qui è possibile visitare gli scavi di Oplontis, che racchiudono la celeberrima Villa Poppea. Di ville, in realtà, ce ne sarebbero due, ma solo questa è al momento visitabile. L’edificio, appartenuto alla seconda moglie di Nerone, è stato dichiarato Patrimonio UNESCO. Esso era piuttosto grande, tanto da poter ospitare in sé anche un complesso termale in miniatura, mentre a dominare la scena sono gli affreschi, intatti, che creano giochi prospettici con finti elementi di architettura, come colonne, porte e quant’altro. I temi principali restano animali, maschere e frutta, riprendendo lo stile che è visibile ancora oggi nelle case di Pompei.
Parco Nazionale del Vesuvio
Da Torre Annunziata a Torre del Greco, con l’ingresso al Parco Nazionale del Vesuvio. Un’area enorme, di oltre 8 mila ettari, che venne dichiarata Parco Nazionale nel 1995 con un Decreto del Presidente della Repubblica. Qui le cose da vedere sono molte, l’importante è attrezzarsi di scarpe da trekking o comunque comode per passeggiate lunghe e in salita per lo più. Prima tappa, il Gran Cono, ossia il cratere centrale del vulcano. Per vederlo, però, bisogna pagare un biglietto apposito e attendere determinati orari, ma ne vale la pena dato il panorama che si potrà ammirare, con tanto di veduta su Napoli, sul suo golfo e sugli Appennini retrostanti. Poi, c’è il Monte Somma, che è noto per essere stato il vulcano iniziale, prima del Vesuvio. Era un po’ più alto di quello attuale, dato che si arrivano a toccare i 1100 metri e oltre sul livello del mare. Per gli amanti, invece, delle passeggiate tra i sentieri, c’è quella della Valle dell’Inferno, ossia un sentiero lungo circa 10km in cui si è letteralmente circondati da un paesaggio di licheni, piante erbacee e terra arida. Infine, possiamo citare il fiume di lava, ossia un breve sentiero che si è formato a seguito di una colata lavica, che porta fino ad una strettoia che termina con un gradone e le tipiche pomici frutto dell’eruzione del 79 d.C. Piccola curiosità, per i più piccoli c’è sempre modo di portarli a Vesuviuslandia, un piccolo parco divertimenti presente alle pendici del vulcano.
Ercolano e San Giorgio a Cremano
Infine, appena fuori dall’ingresso a Napoli, vi sono altre due tappe obbligatorie da vedere: la prima è Ercolano. Si tratta di una cittadina che, come Pompei, nasconde in sé alcuni dei resti archeologici più importanti di epoca romana e rimasti conservati a seguito dell’eruzione del Vesuvio. Qui da ammirare troviamo la nota Casa dell’Albergo, ossia l’edificio più grande scoperto lì, circa 2500 metri quadrati, al cui interno vi era persino una zona termale, quella che oggi potremmo definire una moderna SPA. Di fronte ad essa sono ubicate la Casa di Aristide e quella di Argo, con un peristilio meraviglioso. Tra colonne, mura e villette sfarzose, attraversando le vie dell’antica città si arriva al vero e proprio complesso termale, con tanto di mosaici sui pavimenti ben visibili e le diverse zone adibite ai bagni dei clienti, come il tepidarium, il calidarium e il frigidarium. Rigorosamente distinte erano le zone per uomini e donne. Anche ad Ercolano sono stati ritrovati circa 300 scheletri di persone che abitavano in quella zona e che vennero sorpresi dall’eruzione vulcanica. Alcuni di essi sono palesemente in posizione da tentativo di fuga. Poco prima dei confini di Napoli, poi, c’è San Giorgio a Cremano, patria delle ville dell’alta nobiltà. Quasi tutte risalenti al Settecento, come Villa Vannucchi, Villa Bruno e Villa Amirante. Infine, da citare è anche il Tempio della Regina dei Gigli, la cui particolarità è quella di essere stato realizzato tramite l’uso di materiali edilizi provenienti da tutti e 5 i continenti, un segno di universalità tipico del Cattolicesimo. Il nostro viaggio si conclude, quindi, a Napoli, della quale, però, ci riserveremo di parlare in altri articoli, data la quantità delle cose che ci sono da vedere o fare nel capoluogo partenopeo.