La primavera era sbocciata ed era la prima volta che la Fiera giungeva da Oriente nel piccolo paesino di Heargood. La Fiera, e la compagnia che la amministrava e componeva, era nota per le sue grandiose e maestose attività ludiche in tutte le grandi città del continente Orientale, Americano ed Europeo; ma mai prima di allora aveva posato le tende in una piccola cittadella nella contrada di campagna.
Si vociferava che nelle grandi capitali non vi fosse ormai più né uomo né donna in grado di stupirsi.
La grande ruota panoramica aveva attratto visitatori da tutte le varie contrade di Heargood, in particolare da quella collinare il piccolo Alfie bramava da giorni il tanto atteso momento.
La sera dell'apertura al pubblico della Fiera era finalmente giunta. Il piccolo Alfie, vestito di tutto punto da sua madre per l'occasione, salì sulla carrozza che insieme alla famiglia lo avrebbe condotto alla Fiera.
La fila per entrare fu lunga, ma l'animo bramoso del piccolo non titubò mai ed il cuoricino non accennava a rallentare il suo battito, anzi aumentava ad ogni passetto di avanzamento nella coda. Erano anni che sognava ad occhi aperti di poter assaporare il celebre zucchero filato azzurro cielo, ascoltare le canzoncine in quella sconosciuta lingua d'Oriente, giocare al tiro del barattolo e soprattutto salire sulla più alta ruota del mondo.
Quando finalmente giunse il turno di Alfie e potè varcare i cancelli della Fiera egli decise che avrebbe lasciato per ultimo divertimento la ruota; e così trotterellò fra le varie attrazioni, mangiò lo zucchero filato, canticchiò senza conoscere una sola parola le coinvolgenti filastrocche e quando il padre gli ricordò che era quasi giunta l'ora di andar via, Alfie decise che era arrivato il tempo di salire sulla ruota.
Raggiunse la sbarra di ingresso, gli addetti controllarono la sua altezza, che di pochi centimetri superava il limite minimo di accesso, e finalmente mise il suo piedino su una cabina della ruota; il fratello alla sua sinistra ed i genitori seduti di fronte.
Alfie sentì il trillo di una campanella e dopo pochi secondi l'abitacolo prese a sollevarsi dal suolo e ad oscillare. Appena Alfie vide il vuoto sotto di sé tuttavia anziché ridere di gioia come il fratello maggiore, prese ad urlare di terrore.
Alfie gridò così tanto forte che gli addetti furono costretti ad arrestare il giro e a far tornare indietro di mezzo metro la cabina per far uscire il bambino gemente insieme alla sua famiglia.
Da lontano e al sicuro nella carrozza Alfie vide la ruota salire e ridiscendere in lontananza fin quando non raggiunse la familiare collina e così la ruota restò un sogno ad occhi aperti.
Da quell'anno in poi ogni primavera la Fiera ritornava a Heargood ma Alfie si teneva alla larga … per anni, fin quando una volta superata l'adolescenza i suoi amici lo convinsero a far ritorno alla Fiera.
<<Va bene – accettò col broncio – ma non pensate che io metta piede sulla ruota>>
Col passare degli anni le giostre erano aumentate e ve ne erano alcune molto più alte e “terrificanti”.
Quella irrazionale paura del vuoto e senso di vertigine condannarono Alfie a trascorrere gran parte della serata da solo, fra un giro e l'altro degli amici sulle alte attrazioni egli gironzolava a vuoto fra le le bancarelle di dolciumi, fin quando decise di cedere alla tentazione di uno zucchero filato che ormai non era neanche più di quel bel colore azzurro.
Fu proprio in quel momento che la vide: la più bella che i suoi occhi e la sua avessero mai potuto immaginare.
La sconosciuta fanciulla, esile, con i capelli biondo scuro lunghi fin sotto le spalle, aveva uno sguardo allegro e sicuro di sé, non come quello timoroso ed impacciato di Alfie. La osservò mentre seguita da un gruppo di ragazze e sotto lo sguardo vigile di presunti genitori, si catapultava spavalda, sollevando fin quanto la decenza le permettesse la lunga gonna in lanetta blu, sulla giostra più alta e pericolosa: una torre sulla quale saliva un sedile collegato ad essa tramite dei bracci mobili, che una volta scalata la torre e giunto fino in cima, faceva un giro di 360 gradi su stesso e ridiscendeva giù in picchiata.
La vecchietta alla bancarella dello zucchero filato, notando lo sguardo radioso di Alfie gli raccontò chi fosse la fanciulla: una residente della contrada di campagna, figlia di una famiglia conosciuta in zona, proprietaria di una parte del terreno su cui ormai da anni la Fiera sostava temporaneamente.
Il giorno seguente Alfie fece ritorno alla Fiera speranzoso in un secondo incontro con la fanciulla che aveva stregato il suo cuore gentile.
E così fu. La incontrò mentre camminava fra gli avventori della Fiera, in una veste a fiori color rosa e celeste polvere. Mosso da un fervore che nemmeno sapeva di avere le si parò davanti presentandosi e chiedendole il suo nome. La fanciulla con un ghigno al tempo stesso furbetto ma emozionato disse di chiamarsi Fancy.
Passeggiarono e chiacchierano per un tempo che sembrò ad entrambi infinitamente esiguo ma promisero di vedersi l'indomani per l'ultimo giorno della Fiera.
Quella notte Alfie non dormì per niente, pensò ad un modo per conquistarla, quello sarebbe potuto essere l'ultimo giorno in cui avrebbe visto Fancy. Si vestì elegante, esageratamente per una fiera di paese e le portò un mazzo di fiori scelti accuratamente, i più simili ai fiori rosa e celeste polvere che Fancy aveva sul vesti
to il giorno precedente.
Dopo essersi salutati e scambiati parole di cortesia Fancy con gli occhi lucidi per l'emozione chiese ad Alfie di portarla a fare un romantico giro sulla ruota.
Egli sentì il cuore arrestarsi di colpo nel petto. Con la voce spezzata in gola ed un sorriso pietrificato fin dietro le orecchie le sussurrò <<Andiamo>>
Vinta la paura per amore Alfie salì sull'alta ruota ma stavolta non urlò né pianse, né volle scendere, piuttosto le diede un tenero bacio sulla guancia.
Da quel giorno Alfie e Fancy si innamorarono e dopo qualche mese si fidanzarono e con l'accordo delle famiglie promisero di sposarsi non appena Alfie avrebbe trovato lavoro.
I tempi tuttavia non erano brevi. Egli sognava di diventare un archeologo, un mestiere poco comune e che comportava sacrifici.
Un giorno fu chiamato nella capitale. Tre giorni dopo giunse al cospetto di un gruppo di ricercatori ed illustri luminari che gli affidarono l'arduo compito di ritrovare un reperto fondamentale per la storia dell'archeologia, conosciuto solo grazie alle fonti scritte dei greci e dei latini. Un preziosissimo vaso che avrebbe permesso di decifrare e decodificare un'antica civiltà perduta.
Se Alfie avesse accettato e portato a termine la missione avrebbe ricevuto in cambio di entrare a far parte del gruppo di ricerca dell'illustre Università della capitale e avrebbe finalmente così potuto sposare la sua amata Fancy.
Accettò.
Dopo tre giorni fece ritorno a a casa comunicando alla sua famiglia, a quella di Fancy e ad ella la sua decisione: sarebbe partito la settimana seguente per Roma, prima in treno da Heargood e poi abbandonando l'Inghilterra avrebbe viaggiato in nave fino alle coste Italiane, una carrozza lo avrebbe poi condotto a destinazione. Avrebbe impiegato circa un mese per il viaggio ma non poteva prevedere quanto le ricerche sarebbero durate.
Superate le ostilità della famiglia di lei, la rabbia ed il dolore di Fancy per la temporanea separazione e la propria delusione, poiché sperava nel consenso dei futuri suoceri per portare con sé la fidanzata, approvazione che fu negata da Fancy stessa che lo riteneva inappropriato, la settimana seguente Alfie partì.
Era trascorso ormai un anno e Fancy era sempre più triste. Riceveva una lettera al mese da Alfie che la aggiornava sulle sue ricerche, che fino ad allora non avevano portato a nulla. Lei lo supplicava di tornare ad ogni risposta epistolare, cercando di persuaderlo che suo padre avrebbe potuto trovargli un lavoretto nei campi e che un giorno sarebbe diventato egli stesso proprietario.
Fancy non avrebbe voluto privare il suo amato dei propri sogni, ma la mancanza e la distanza diventava sempre più pesante e soprattutto l'insofferenza dei propri genitori, che avrebbero voluto vederla già sposa, accresceva ogni giorno di più.
Intanto passarono tre mesi senza che Fancy o i genitori di Alfie ricevessero più sue notizie.
Si iniziò a vociferare di un blocco delle frontiere o di una guerra scoppiata in Italia o addirittura di un devastante terremoto.
Nessuno in realtà sapeva esattamente cosa stesse accadendo in Italia in quel periodo e ognuno azzardava ipotesi.
Trascorse un anno ed ormai di Alfie non vi erano più notizie.
Fancy chiese il permesso ai suoi genitori di poter raggiungere l'Italia alla ricerca del fidanzato. Permesso che le fu ovviamente negato e che ella stessa sapeva bene che una tale richiesta sarebbe stata inconcepibile, non sapeva nemmeno come era riuscita a trovare il coraggio di farla o addirittura quello di superare ella stessa l'inconcepibilità di affrontare un viaggio da sola verso l'ignoto, lei che era donna, giovane e nubile, alla ricerca di un uomo che non le era legato né per vincoli di sangue né di legge.
Ma l'amore ribalta ogni previsione, apre il cuore e la mente a qualunque barriera prefissata dall'intelletto, piega la morale e rende possibile l'incredibile.
Così Fancy decise di partire ugualmente alla ricerca di Alfie senza il permesso dei genitori e contro ogni convenzione etica.
Fancy era in stazione attendendo il treno, con pochi soldi in tasca e con l'informazione non accertata che dall'Italia non partissero più navi per gli altri continenti o stati con a bordo cittadini non italiani e che riuscire ad entrare fosse ancora più difficile. Fancy decise di affrontare ugualmente l'incerto viaggio.
Era agitata, aveva un peso al cuore ed un'immane paura, simile a quella che Alfie aveva provato anni prima quando aveva deciso di mettere piede sulla ruota panoramica per lei.
Il treno che l'avrebbe condotta al porto era appena arrivato in stazione quando sentì un improvviso brusio che poi divenne un forte vociferare fino a trasformarsi in grida di stupore. Alzò gli occhi dove vide rivolgersi quelli delle altre persone sulla banchina e ciò che vide le bloccò il cuore. Qualcosa di colorato volava verso di loro, alto nel cielo. Una macchia fra le nuvole che avvicinandosi diventò un palloncino e poi una mongolfiera e finalmente Fancy riuscì a vederlo: Alfie planare a bordo di una mongolfiera, impavido e sprezzante dell'altezza, brandendo nella mano destra una coppa antica.
Il 4 di ottobre, esattamente un mese successivo al suo ritorno Alfie e Fancy si sposarono e vissero per sempre felici e contenti.
Valeria Cimmino
Dedicato agli amici Alfredo e Francesca che convolano a nozze il 4 ottobre 2018