Una struttura fatiscente e pericolante con vetri rotti e rischi per l'incolumità dei tanti bambini che giocano nelle sue vicinanze. La Villa Gabola, storico edificio ottocentesco situato nel parco che per “sineddoche” ha assunto la sua denominazione, versa oggi in uno stato di abbandono che lascia sgomento chiunque si accinga a trascorrere qualche ora di relax nel polmone verde della città, situato nel cuore del rione San Marco, un'oasi di pace che consente agli stabiesi di isolarsi dal caos del traffico e di godersi un po' di frescura all'ombra degli alberi. La riapertura del parco, d'altra parte, non è coincisa con un percorso di riqualificazione della struttura che la signora Baker all'inizio del secolo scorso trasformò in una pensione per accogliere turisti che si recavano a Castellammare per le cure termali, un edificio che attualmente è nelle mani di una Soprintendenza che sembra aver messo da parte Castellammare di Stabia per puntare esclusivament
e sulle più floride realtà archeologiche presenti nel circondario. Una villa a due piani in disuso all'interno di un grande parco verde costituisce senza dubbio uno spreco per una città che avrebbe bisogno di valorizzare le proprie risorse, spesso vittime di un degrado che sembra non avere mai fine. L'associazione Piazza Attiva ha denunciato nei giorni scorsi lo stato di abbandono della Villa Gabola, sottolineando l'incuria che regna nei viali polverosi in cui trovano quotidianamente svago i bambini e lanciando nel contempo una provocazione alla Soprintendenza: perché preferire come sede del Museo Archeologico la Reggia di Quisisana, dislocata rispetto alle ville romane dell'antica Stabiae, piuttosto che la Villa Gabola, situata a due passi dalla fermata Circum di via Nocera e da via Grotta San Biagio? Ai posteri l'ardua sentenza, mentre cresce il disappunto dinanzi al degrado che continua a travolgere quel che resta di un passato ormai sempre più vicino all'oblio.