Nervi tesi a Palazzo Farnese tra l’amministrazione comunale ed il capitano della Polizia Municipale Alfonso Mercurio. Il motivo? La diffusione dei video ripresi dalle telecamere di videosorveglianza cittadina riguardanti i due incidenti stradali avvenuti sul territorio stabiese tra domenica e lunedì. Immagini anche forti e che nulla hanno a che vedere con l’aspetto relativo alla sicurezza pubblica. Video che qualcuno che aveva accesso alla sala di registrazione delle immagini ha ripreso con il suo telefonino ed inviato a qualche amico. Di qui alla sua diffusione sui social il passo è stato breve, con l’evidente quanto imbarazzante situazione che ne è scaturita.
Gli aspetti gravi della vicenda sono molteplici. Innanzitutto i video sono stati diffusi senza alcuna apparente autorizzazione da parte dello stesso Mercurio, almeno stando a quanto si apprende dalle stanze di Palazzo Farnese. Né il sindaco e né l’assessore con delega alla Polizia Municipale pare ne sapessero nulla. Ma l’aspetto più inquietante della vicenda è quello che attiene la violazione della privacy dei cittadini. Al di là del caso specifico, quello che gli stabiesi temono – vista la facilità con cui le immagini sono finite in rete – è che i grandi occhi elettronici spiino tutto quanto avviene sulla pubblica via e questi video possono finire così facilmente alla mercè di tutti senza che nessuno sia capace di gestirne la riservatezza.
E così, lo strumento costato centinaia di migliaia di euro e che sarebbe dovuto servire per garantire
la sicurezza dei cittadini rischia di trasformare la città di Castellammare di Stabia in un “grande fratello” senza controllo, dove tutti possono vedere cosa accade per le strade cittadine.
Proprio per questo, per evitare che la situazione possa presto degenerare, l’assessore Scafarto farà bene a scoprire in fretta il furbetto che ha diffuso i video mettendo in imbarazzo l'amministrazione comunale.
Una stuazione che mette a rischio anche il ruolo del responsabile del trattamento dei dati del Comune (il sindaco), e nello specifico del sistema di videosorveglianza. Come previsto dal “Codice in Materia dei Dati Personali”, infatti, il titolare (il sindaco) ha l’obbligo di “prendere le misure di sicurezza minime onde evitare la distruzione, la perdita, l’accesso abusivo alle immagini, nonché il loro utilizzo per scopi incoerenti con le finalità previste”. In particolare, nel caso di videosorveglianza, il Garante prescrive che “il titolare si preoccupi di controllare l’attività svolta dal personale che ha accesso ai dati acquisiti, per impedirne la duplicazione o distruzione”. E, a quanto pare, tali norme sono state violate. Ma non è tutto. Nell'informativa collegata al sistema di videosorvegianza, infatti, viene espressamente speicificato che i dati raccolti (le immagini) "possono essere trasmessi a "organismi pubblici" e "organi di pubblica sicurezza", quindi non sui social.
Non resta che attendere chiarimenti sul caso da chi è preposto a fornire ai cittadini le dovute rassicurazioni.