Via Annunziatella si stende tra le case della periferia di Castellammare di Stabia come un vecchio filo spezzato. Cinque anni fa, il manto era stato rifatto. Oggi, nel 2026, ogni passo sull’asfalto è una scommessa. Le crepe si allungano come cicatrici, le buche scavano voragini profonde, e l’asfalto, una volta nuovo e lucido, si solleva a lembi, pronto a inghiottire ruote e pedoni. Non è un caso isolato. A Pioppaino le strade sembrano corridoi di un labirinto che collassa, a Ponte Persica il cemento si sgretola come polvere tra le mani, a Schito ci sono crepe sull'asfalto. Complice il maltempo, strade rifatte si disfano in pochi anni, rattoppi e interventi tampone si accumulano come cicatrici su una pelle che non guarisce. Camminare o guidare qui significa attraversare una città sospesa tra me
moria e rovina. Il rumore dei cerchioni contro l’asfalto sconnesso accompagna chi si muove, costringendo a schivare crateri e crepe. Ogni buca è un segno, ogni lastra sollevata una testimonianza di una manutenzione che non ha continuità, di una programmazione che si limita a rattoppi improvvisati. La periferia intera sembra vivere di attesa. Via Annunziatella non è solo una strada: è il simbolo di un degrado che ritorna ciclicamente, di una città che promette rinnovamento ma che lascia le proprie periferie a confrontarsi con il rischio e l’incertezza. Ogni chilometro percorso è una storia di crepe, di frustrazione, di pedoni e automobilisti che imparano a convivere con l’imprevedibile, mentre le strade continuano a sgretolarsi sotto il tempo e l’indifferenza.