Invito alla mobilitazione con un presidio di sostegno alle vertenze degli operai exMEB licenziati ed ai fuoriusciti dalla produzione. Lo hanno lanciato il Partito dei Carc - Presidio di Castellammare di Stabia e Potere al Popolo Penisola Sorrentina Monti Lattari, dando appuntamento questo pomeriggio alle 16 fuori ai cancelli della fabbrica in via de Gasperi.
«Il processo di deindustrializzazione dell’area stabiese prosegue senza sosta da decenni – si legge nella nota - Non si tratta solo di deindustrializzazione, ma di ridimensionamento sistematico di tutte le attività produttive e logistiche, perseguendo logiche di profitto che attirano solo sciacalli, prenditori, padrini e padroni delle ferriere che scappano con la cassa». Il duro attacco prosegue: «Non siamo più disposti ad ascoltare chi da decenni fa il gioco delle tre carte mettendo lavoratori contro lavoratori e piani di sviluppo contro piani di sviluppo».
Consapevoli, comunque, che una città come quella di Castellammare di Stabia «non può reggersi su una sola direttrice, ma deve sviluppare, ripristinare, l’industria (non solo cantieristica), il turismo (Terme, Faito, archeologia e mare), la p
esca e la trasformazione industriale del pescato, il suo allevamento, l’agricoltura, che vanta pregiate e richieste tradizioni (nocciole, vino, olio, formaggi, salumi), ma abbandonate, come la terra che frana ad ogni inizio inverno sulle case, portando rovina anziché valore. Né può essere progressivamente tagliata fuori dai servizi di trasporto pubblico, isolata ed umiliata».
Una città che offre opportunità di lavoro, dunque, e quindi “lo pretendiamo!. Il presidio degli operai exMEB che da due anni non si piega alle logiche delle pacche sulle spalle e del gioco delle tre carte, non cede al disfattismo e al vittimismo e si fa artefice della propria sorte è e sia di esempio a tutti coloro che non si rassegnano allo spopolamento della città ed alla deantropizzazione delle circostanti montagne».
Per questo chiedono il supporto di tutti. «Facciamo appello alla cittadinanza, ai giornalisti, agli artisti, alle autorità civili e religiose affinché insieme a noi tengano alto il vessillo di chi non si rassegna ad un futuro di emigrazione e di stentata sopravvivenza, vessillo che è oggi saldo nelle mani degli operai organizzati».