Senza reddito da circa un anno per lungaggini burocratiche, messa in standby per l’assegnazione del buono spesa. E’ la storia della signora Concetta Santaniello, ex dipendente delle Terme di Stabia che – insieme ad altri 200 suoi colleghi – rimase senza lavoro a seguito del fallimento della società.
Il 29 luglio dello scorso anno il marito è deceduto dopo l’aggravarsi di un terribile male. Da allora è iniziato il suo calvario, insieme a suoi due figli di cui uno maggiorenne ma senza lavoro. Il marito della signora Santaniello aveva versato nel corso degli anni contributi previdenziali prima all’ex Inpdap e poi all’Inps. Per ricevere il tfr e la pensione di reversibilità è necessario che i due istituti previdenziali effettuino i relativi calcoli e li unifichino. Una richiesta consegnata all’Inps il 10 settembre del 2019 ma che rimane tuttora in attesa di essere evasa. Il risultato? La donna ed i suoi figli sono senza reddito, con un canone di locazione da pagare per l’abitazione in cui vivono e senza denaro per andare avanti.
«Sto elemosinando soldi a parenti e amici – ci ha raccontato la signora Santaniello – ma non posso andare più avanti così. Non ho soldi per pagare l’affitto, né per mettere un piatto in tavola. Devo anche ricevere 700 euro di tfr del mio lavoro alle Terme, ma anche questa pratica è bloccata».
Ma non è tutto. La beffa finale la donna l’ha ricevuta ieri dagli assistenti sociali del comune di Castellammare di Stabia contattati dalla donna per conoscere l’esito della sua richiesta di buoni spesa.
«Ho presentato la domanda la domenica delle palme – spiega – Ieri ho chiamato per sapere l’esito della richiesta. Mi hanno detto che il bando prevede di dare agevolazioni a chi ha perso lavoro causa covid19. L'assistente sociale mi fa “signora voi il danno l’avevate già, non è stato causato dal cov
id19. Se nell’eventualità resta qualcosa, allora li daremo alle persone disagiate».
Ed in effetti è ciò che prevede il bando. Ad oggi sono circa 3440 le domande presentate al comune. Di queste, alla data del 14 aprile, 942 sono state accolte per un totale erogato di 300.400 euro. Il totale a disposizione del comune, garantito dallo Stato Italiano, è di 553mila euro. Restano, dunque, circa 250mila euro. Una cifra utile presumibilmente a soddisfare ancora circa 800 domande. Ma quali?
I criteri di assegnazione. Poiché non è stata fissata una data limite entro cui presentare le domande, al Comune è probabile che continueranno ad arrivare richieste, anche se in numero molto inferiore rispetto al boom iniziale. Le richieste vengono suddivise in tre fasce: nella prima andranno tutte quelle a cui sicuramente verrà erogato il buono e sono relative ai nuclei familiari che, a causa dell’emergenza covid-19, hanno perso il reddito; nella seconda fascia vanno le domande di quei nuclei familiari che si trovano in condizioni economiche disagiate indipendentemente dall’emergenza in corso. La loro richiesta di buono rimarrà in standby: una volta soddisfatte le richieste della prima fascia, toccherà a loro ricevere i buoni spesa fino ad esaurimento dell’importo disponibile. La terza fascia, infine, è rappresentata dalle richieste che sono state escluse perché presentano errori nella formulazione o perché non rientrano nei criteri di assegnazione.
Ritornando al caso della signora Santaniello, quindi, la sua richiesta è stata posta nella seconda fascia. Una volta coperte le richieste delle domande in prima fascia e permanendo fondi necessari, avrà il buono spesa. Ma questo non aiuterà certo di molto la sua situazione per la quale sarà la burocrazia a decidere della sorte dei suoi figli.