Cronaca

Castellammare - Un'alleanza da centinaia di migliaia euro l'anno: così i D'Alessandro e gli Imparato si dividono gli affari

Il mercato della droga stabiese è gestito dalla famiglia Imparato grazie all'accordo con i D'Alessandro

di genesp


I D'Alessandro riforniscono, gli Imparato vendono. E gli introiti vengono divisi equamente fra le due cosche. Un'alleanza che frutta ai clan di Castellammare centinaia di migliaia di euro l'anno. Sul patto di ferro fra le due famiglie malavitose stabiesi non ci sono più dubbi e lo confermano anche le inchieste giudiziarie degli ultimi mesi. Prima Olimpo e poi Tsunami hanno certificato l'accordo che fu voluto espressamente da Vincenzo D'Alessandro. Il boss di Scanzano non voleva che i pusher fossero in attività nella sua roccaforte per evitare le visite delle forze dell'ordine e quindi spinse per creare un vero e proprio mercato della droga lontano dal suo centro direzionale. Il quartiere ideale fu quello del Savorito dove gli Imparato raggiunsero subito un accordo con la temibile cosca stabiese.

Pur trovandosi oltre il passaggio a livello (quello delle Ferrovie dello Stato nei pressi del Viale Europa), che negli ambienti della mala segna il confine fra il territorio dei D'Alessandro e quello dei Cesarano, l'alleanza è rimasta intatta nel corso degli anni. La famiglia Imparato, conosciuta come quella dei 'p

aglialoni', ha messo su una vera e propria catena di montaggio fra i prefabbricati della periferia nord. Pusher, vedette, corrieri: una vera e propria piazza di spaccio all'aperto. I numerosi sequestri delle forze dell'ordine negli ultimi mesi hanno in parte inflitto un duro colpo alla camorra stabiese ma che comunque continua la sua attività puntando spesso su giovanissimi.

Al Savorito la famiglia Imparato ha creato un impero, così come i D'Alessandro a Scanzano. Lo dimostrano gli episodi ricostruiti dai carabinieri, uno fra i tanti quello del dicembre scorso quando fu organizzato il famoso falò della vergogna. Salvatore Imparato, boss del quartiere, organizzò una vera e propria festa per la sua 'gente' tanto che anche i cantanti neomelodici invitati lo ringraziarono apertamente dal palco, abusivo, che venne organizzato. Il tutto fu seguito poi dal manichino esposto sul falò con la scritta: «Così devono morire i pentiti, abbruciat». Riferimento chiaro a Salvatore Belviso e Renato Cavaliere che avevano raccontato i segreti dei clan stabiesi e portato poi all'operazione Olimpo.


domenica 19 maggio 2019 - 15:34 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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