Castellammare e Gragnano insieme per la riconversione della linea ferroviaria in una linea tranviaria leggera. E intanto Eav lavora al passaggio di consegne con Rfi, per ricevere la gestione della tratta Castellammare-Gragnano. Scoccherà il prossimo 15 gennaio il termine per la presentazione delle istanze dei Comuni per i progetti da candidare al Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) attraverso i fondi del Pnrr. E in quest’ottica rientrerà anche il piano che i Comuni di Castellammare di Stabia e Gragnano sono pronti a presentare per la riconversione della tratta delle Ferrovie dello Stato, che dovrà diventare una linea per tram leggero fino a Gragnano, allo scopo di favorire collegamenti più agevoli tra l’area nord di Castellammare, il centro cittadino stabiese e lo snodo di Gragnano. Un progetto in cui un ruolo centrale sarà svolto da Eav, pronta a ricevere da Rfi la gestione di quella tratta e a provvedere alle attività propedeutiche alla riconversione con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) messi a disposizione dal Governo attraverso l’impegno del Ministro per il Sud Mara Carfagna. Una corsa contro il tempo, che vede le ammin
istrazioni comunali di Castellammare di Stabia e Gragnano impegnate per la stesura della progettualità da candidare e della scheda da presentare per l’adesione all’avviso pubblico ministeriale. Un’occasione più unica che rara per intercettare il turismo di Pompei e rilanciare anche tutta l’area nord, in particolare il waterfront di corso Alcide De Gasperi, per il quale tra l’altro già le linee guida del Puc, che sarà adottato nei prossimi mesi, prevedono una destinazione legata al settore terziario e turistico-ricettivo per le attuali aree industriali dismesse, in modo da consentire la realizzazione di strutture ricettive, parchi urbani e aree parcheggio, sfruttando anche l’effetto domino che sarà innescato dall’avvio dei lavori per le opere a terra di Marina di Stabia. Un’idea sviluppata anche nell’ambito del Grande Progetto Pompei, per il quale tuttavia i progetti della buffer zone sembravano essersi arenati. Un’idea ripresa ora con la nuova pioggia di fondi derivanti dal piano di ricostruzione post-Covid che il Governo ha messo a disposizione dei Comuni per la rigenerazione del tessuto urbano e sociale dei territori.