La morte del giovane operaio di 27 anni nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone ha riacceso i riflettori sulla sicurezza nei cantieri italiani, e in particolare su quelli di Castellammare di Stabia. La vicenda ha seguito la proclamazione del blocco dello straordinario del sabato scorso, annunciata dai sindacati come “un atto di responsabilità” e non come una scelta di parte.
«Purtroppo, la realtà dei fatti ci ha dato tragicamente ragione: la morte del giovane operaio di 27 anni nel cantiere di Monfalcone è una ferita aperta che grida giustizia e conferma quello che il sindacato denuncia da tempo. Non si può morire di lavoro», affermano i rappresentanti dei lavoratori, sottolineando come i ritmi di lavoro e la gestione dei cantieri siano al centro delle criticità.
Secondo il sindacato, le condizioni operative sono al limite: «Lavorare 10 ore al giorno, 6 giorni su 7, significa annullare i tempi di recupero e la serenità necessaria per operare in sicurezza. Il 90% della forza lavoro è sottoposto a ritmi frenetici che aumentano esponenzialmente il rischio di infortuni. Eppure, di fronte a queste denunce, l’azienda risponde con il "muro contro muro"».
Non mancano critiche alla gestione interna: «È inaccettabile e vergognoso che alcuni dirigenti, invece di riflettere sulle criticità sollevate, utilizzino metodi intimidatori. Non accettare la disponibilità di chi ha scioperato sabato, escludendo i lavoratori dai futuri straord
inari come "punizione", è una condotta anti-sindacale che non tollereremo. Se qualche dirigente non è capace di fare squadra e preferisce l’autoritarismo al dialogo, forse dovrebbe trarne le conseguenze e lasciare questo cantiere. Castellammare non è un luogo per chi non rispetta chi lavora».
Il sindacato rilancia inoltre la richiesta di investimenti infrastrutturali seri per lo stabilimento: «Da 25 anni chiediamo investimenti infrastrutturali seri. Con un carico di lavoro garantito per i prossimi 10 anni, è il momento di alzare l'asticella: basta disparità, non accettiamo che gli investimenti vengano dirottati altrove mentre Stabia resta al palo».
Non mancano appelli alla solidarietà e alla coesione tra i lavoratori: «Basta usare il premio di efficienza e i ticket come strumenti per dividere i lavoratori. Il salario e i diritti devono unire, non creare fazioni. Esprimiamo piena solidarietà alle ditte di appalto che subiscono pressioni minacciose solo perché sostengono le giuste battaglie della RSU».
Il messaggio conclusivo dei sindacati è chiaro e diretto: «Nonostante il clima rigido, il sindacato resta pronto a collaborare per tracciare una linea comune, ma serve un cambio di rotta immediato. Vogliamo tornare a un equilibrio sereno, dove la produzione non calpesta la vita umana e dove il futuro di Castellammare di Stabia sia garantito da investimenti concreti e non da promesse vuote. Ci fermiamo oggi per non fermarci per sempre».