Basta un temporale a Castellammare per riaprire ferite mai rimarginate. Le piogge invernali trasformano le strade in torrenti, riportano alla luce smottamenti e criticità idrogeologiche, accendono i riflettori su un territorio che convive da anni con la propria fragilità. Non è solo una questione di maltempo: è la fotografia di una città dove la vivibilità fatica a diventare normalità.
La pubblica illuminazione a intermittenza in alcune zone periferiche, strade dissestate, verde pubblico poco curato, arterie congestionate dal traffico nelle ore di punta. Temi che dovrebbero rappresentare l’ordinaria amministrazione e che invece, a Castellammare, finiscono ciclicamente in secondo piano, superati dall’emergenza del momento. Eppure è proprio l’assenza di interventi strutturali e continui che amplifica gli effetti di ogni perturbazione.
Il territorio stabiese, stretto tra mare e collina, è storicamente esposto al rischio idrogeologico. Le piogge intense evidenziano canalizzazioni insufficienti, tombini ostruiti, versanti che necessiterebbero di manutenzione costante. In alcune aree periferiche, i residenti convivono con il timore di frane e cedimenti, mentre il reticolo
stradale mostra segni evidenti di usura.
A tutto questo si aggiunge l’emergenza sicurezza, tema che da tempo attraversa il dibattito pubblico. Episodi di microcriminalità, atti vandalici e tensioni sociali alimentano un senso di insicurezza diffuso, soprattutto nei quartieri più decentrati, dove la percezione di abbandono è più forte.
Non è un quadro drammatico, ma è un quadro reale. Castellammare non è una città allo sbando, ma è una città che fatica a tenere insieme manutenzione ordinaria, programmazione e visione di lungo periodo. La vivibilità non si misura solo nei grandi progetti o negli annunci, ma nella qualità quotidiana degli spazi pubblici, nella sicurezza percepita, nella capacità di prevenire anziché rincorrere le emergenze.
L’inverno, con le sue piogge, non crea i problemi: li rende visibili. E ricorda che per un territorio fragile servono interventi costanti, pianificazione e una strategia capace di mettere al centro periferie, sicurezza e cura urbana. Perché la vera sfida, a Castellammare, non è superare l’ennesima allerta meteo, ma trasformare la normalità in un diritto garantito.