«La situazione dopo un anno è diventata non solo più difficile, ma anche oggettivamente più confusa». Così l'opposizione descrive la delicata vicenda Terme, affrontata negli ultimi dodici mesi dall'amministrazione comunale con svariate tribolazioni e un brusco incidente di percorso relativo alla procedura pubblica per la presentazione di proposte di project financing per le Antiche Terme.
«Nel corso del question time di ieri - spiegano i consiglieri di opposizione - abbiamo avuto modo di segnalare la necessità urgente, come deciso nella conferenza dei capigruppo del 15 giugno, di riprendere la discussione su Terme e sulla Sint. Nonostante la nostra disponibilità a rinviare il consiglio comunale previsto per il 16 giugno, non possiamo che prendere atto con rammarico che dopo un mese non è stata riconvocata più nessuna riunione e le risposte fornite dall'amministrazione alle interrogazioni nel corso della seduta richiamata hanno pienamente confermato le nostre forti riserve sull'insieme delle scelte che riguardano Terme».
I consiglieri Vincenzo Ungaro e Gaetano Cimmino (Prima Stabia), Salvatore Vozza e Alessandro Zingone (Per Castellammare), Vincenzo Amato e Mara Murino (Movimento 5 Stelle) hanno poi elencato alcuni spunti di riflessione che, a loro dire, lascerebbero intuire la confusione con cui l'amministrazione comunale sta procedendo sulla materia in questione.
«La manifestazione di interesse per project financing è fallita - prosegue l'opposizione - e al momento non si comprende come si pensa di procedere nella ricerca di operatori privati per la gestione del complesso termale. Le Antiche Terme intanto, a meno di manifestazioni sporadiche, continuano a rimanere chiuse nonostante gli annunci fatti.
Non si comprende, inoltre, se il Comune corre il rischio, perdurando nella chiusura, di perdere i fondi europei. Abbiamo appreso che la Sint ricerca un advisor per predisporre un piano industriale: questa scelta è stata assunta con un anno di ritardo rispetto alle decision
i prese nell'assemblea dei soci e, cosa ancora più strana, all'indomani della Riforma Madia che detta dei tempi e fissa dei criteri per il mantenimento in vita delle società partecipate. Nel quadro definito, la Sint rischia di chiudere entro i prossimi mesi? Noi pensiamo che bisognerebbe evitare questa prospettiva, ma per farlo servirebbero un piano e una strategia che non riusciamo ad intravedere.
La situazione, senza una strategia, rischia di precipitare, come dimostra la vicenda del mutuo con Mps. In precedenza occorreva forse avviare una verifica per provare a trasferire almeno gli impegni assunto con la lettera di patronage nella procedura del dissesto. Esiste ancora questa possibilità? Ad oggi leggiamo solo di nuovi bandi per la vedita di pezzi di proprietà e, in casi come l'area sportiva, di procedure che andrebbero revocate per gli investimenti fatti dal Comune per realizzare l'impianto.
Evidenziamo con preoccupazione la situazione confusa e pericolosa che si sta protraendo: si vende per fronteggiare la situazione debitoria ma non paghiamo il mutuo, si ricerca un advisor per preparare il piano industriale e, nel frattempo, è stato consentito che si devastassero in modo assurdo lo stabilimento e il Parco delle Nuove Terme. A quanto ammontano i danni? Esiste un piano concordato con i creditori?
Siamo costretti a constatare che tutto questo sta avvenendo senza informare il consiglio comunale e senza applicare quanto previsto dal regolamento sul controllo analogo approvato a dicembre 2015. Dobbiamo ricordare anche che su questi temi abbiamo presentato proposte concrete e dichiarato la piena disponibilità a contribuire alla definizione di un piano di rilancio.
Siamo pronti a sostenere in tutte le sedi, a partire dall'incontro del prossimo 10 luglio in Regione, le ragioni dei lavoratori, della città e del rilancio del termalismo. I punti che abbiamo ricordato in modo sintetico ci spingono a dire che il quadro, già pesante e difficile nel 2016, ha subito altri colpi e che serve un serio cambio di passo».