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Castellammare - Terme, il flop della politica: 21 milioni di debiti e due decenni di fallimenti

Dal centrosinistra al centrodestra, passando per il Movimento 5 Stelle, non si contano più le promesse vane e le sfide perse. La Regione grande assente, mentre le amministrazioni comunali collezionavano batoste. Ed ora la svendita è ad un passo.

di red


Un fardello da 21 milioni sul groppone. Uno spezzatino ormai pronto a prendere il via, con la vendita dei beni all’asta per far fronte ad una mole debitoria divenuta ingestibile. A gravare come un macigno sulle sorti delle Terme è la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che ha premiato il ricorso presentato dai termali contro il licenziamento avvenuto nel 2015 da parte di Sint, la partecipata comunale, oggi in liquidazione, che detiene il patrimonio immobiliare delle Terme di Stabia Spa.

Dall’azionariato popolare allo spezzatino, dal project financing per lo stabilimento di piazzale Amendola al piano industriale con advisor pagati a peso d’oro. Fino al più recente tentativo di intesa con Regione e Mise. Dal centrosinistra al centrodestra, passando per il Movimento 5 Stelle con l’impegno di Luigi Di Maio in prima persona. Una catena di fallimenti senza precedenti. Mentre i vandali continuavano a depredare quel che resta del Solaro e la liquidazione di Sint, sancita di fatto da un commissario prefettizio, fa il paio con la sentenza favorevole ai lavoratori che chiedono spettanze per milioni di euro. E così i beni delle Nuove Terme si apprestano a finire all’asta: li acquisterà il miglior offerente. Se la passano meglio le Antiche Terme, per le quali sono arrivati 12 milioni di fondi del Pnrr grazie al progetto candidato a febbraio al bando del ministero per il Sud per i Contratti Istituzionali di Sviluppo (Cis). Fondi che necessitano di essere messi a frutto in tempi rapidi, per non perdere un’altra occasione, forse l’ultima, per restituire le Terme alla città.

Mentre la Regione sbaglia persino i bandi per le concess

ioni delle acque naturali. E poi si lascia andare a promesse da marinaio che vanno avanti ormai da oltre un decennio. Le sfilate elettorali dei candidati al consiglio regionale non si contano neanche più. Ed anche la riapertura temporanea per 3 mesi nel 2016 si è rivelata del tutto inutile, causando piuttosto un’ulteriore spesa a sei cifre per le casse comunali. Errori su errori, che non hanno risparmiato l’amministrazione uscente, rimasta al palo nella vana e prolungata attesa di un cenno di vita dalla Regione Campania, che non ha mai dato riscontro alla bozza di protocollo d’intesa con Comune e Mise per il futuro delle Antiche Terme. La Regione, grande assente di questo percorso. Soltanto mercoledì è uscita dal guscio, con una riunione della terza commissione permanente che ha prodotto, come primo risultato, la necessità di una verifica degli atti. Troppo poco, o forse è già tanto. Chissà se le due correnti dei 5Stelle riusciranno a mettersi d’accordo su questo punto.

Ma nel frattempo il castello di sabbia si è sgretolato. Lo stesso che vede 12 persone, tra cui un ex sindaco, indagate per bancarotta fraudolenta. Mentre un altro ex sindaco aveva promesso che avrebbe salvato le Terme, che aveva aperto suo nonno, salvo poi sancirne la chiusura definitiva, dopo decenni di sfaceli in cui c’è ancora chi prova a distinguere i “santi” (ma chi?) dai diavoli. Anche la sfida dell’azionariato popolare, con un attivista (oggi Ministro) in prima fila, era l’ennesima partita persa in partenza. Ma ormai non c’è più tempo. Le Nuove Terme se le aggiudicherà il miglior offerente.


sabato 11 giugno 2022 - 07:50 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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