L'avvocato dei 35 dipendenti, chiede che venga applicata la sentenza di secondo grado. Nel frattempo la Sint prepara il ricorso. I 35 dipendenti delle fallite Terme di Stabia battano cassa alla Sint, quale società che gestisce il patrimonio immobiliare termale del comune di Castellammare di Stabia. Lo ha chiesto l'avvocato in base alla sentenza di secondo grado che ha rigettato l'istanza che teneva fuori la Spa del Comune. L’ultima parola spetterà ora alla Cassazione, ma la questione si configura come un grave problema per il comune che rischia la svendita del patrimonio immobiliare tra cui l’albergo, il centro congressi ed il parco idropinico.
Dopo la vendita del parcheggio di viale Puglia per 400mila euro e dei campi da tennis per 320mila euro, i prossimi beni ad andare all’asta potrebbero quindi essere i restanti immobili da cui ricavare i fondi per far fronte ai restanti debiti.
Della questione se ne è parlato nel corso di una lunga conferenza dei capigruppo svoltasi questo pomeriggio. «Gli edifici delle nuove Terme rischiano la svendita – ha commentato Andrea Di Martino, consigliere comunale di Italia Viva - Il ricorso di 35 lavoratori ex termali, che chiedono il reintegro dopo il licenziamento per fallimento, è una spada di Damocle sul processo di liquidazione. Quello che si era voluto scongiurare - prosegue Di Martino - sembra oramai una realtà inevitabile. Lo stabilimento delle nuove Terme, il parco, il centro congressi e l'albergo rischiano di essere messi all'asta. Ho chiesto che si riunisca il consiglio comunale in tempi celeri, per varare un dispositivo che impedisca ogni speculazione sulla collina del Solaro, e valuti le manovre necessarie a salvaguardare ciò che resta del patrimonio termale. È necessaria una discussione pubblica alla luce del sole, in cui tutti i cittadini di Castellammare, che hanno a cuore le sorti delle Terme, possano dare il proprio contributo».
«La nostra proposta la facemmo ad Agosto al Consiglio e al Commissario liquidatore per pr
ovare a scongiurare il fallimento – spiega Tonino Scala, consigliere comunale di Liberi e Uguali - , decisero altra strada. Irresponsabilmente non vollero chiedere nemmeno un parere alla corte dei conti per fare ciò che han fatto altrove: assumersi debito e rilevare i beni come comune. Hanno deciso altro? Bene, anzi male. Ora non possiamo che controllare e provare a non far svendere un patrimonio. Sarebbe la fine del termalismo. La verità? Come dico da inizio legislatura sulle terme e su altro navigano a vista, non hanno in testa una visione nè sul termalismo nè sulla città».
L’unica strada, a questo punto, sembra essere quella del concordato. E Scala traccia quelle che è la proposta già avanzata mesi fa. «Cercammo di approvare in aula un atto d’indirizzo che avesse al centro un percorso chiaro da seguire per puntare a sbloccare la situazione: sottoporre un quesito alla Corte dei Conti circa la possibilità di poter trasferire in tempi rapidissimi al Comune il patrimonio della Sint insieme ai debiti. Questa strada, considerato che, eliminando il debito con la banca per il mutuo, il maggiore creditore rimarrebbe il Comune stesso per tributi non versati da Sint, consentirebbe di chiudere la liquidazione, di evitare la svendita del patrimonio e di avviare subito il progetto di rilancio» ha concluso.
La situazione SINT ,come da verbale assemblea soci del 27/4/2018 ,con relativo bilancio 2017 approvato, è la seguente: debito verso la banca MPS per mutuo ipotecario per 1,465.00; debito verso banche per 260,375 relativo principalmente al finanziamento BNL debito verso fornitori per 286.325; debiti verso imprese controllanti (Comune) per 359.800; debiti per indennità di fine locazione 63.340; debito per IMU e TASI 1.270.902; debiti tributari, INPS e altro 155.619. Totale debiti 3.975.294 . «Se si esclude il debito verso MPS 1.465.000 e quelli verso il Comune di circa 1.630.702, l’esposizione verso privati e altri è di 879.492 euro» conclude Scala.