“I termali sono già tutt’oggi dipendenti della Sint”. L’avvocato Francesco Brizzi, difensore dei lavoratori termali, ci tiene a sottolineare che la partecipata comunale non sarà chiamata a riassumere i dipendenti, dal momento che essi già fanno parte attualmente della pianta organica. La sentenza della Corte di Cassazione, risalente allo scorso 12 agosto, di fatto ha chiuso un capitolo iniziato 7 anni fa, quando il licenziamento dei termali aveva lasciato centinaia di famiglie allo sbando. I termali non si sono arresi al licenziamento e hanno avviato una battaglia legale che si è conclusa nelle scorse settimane con il giudizio della Corte Suprema, che ha confermato la linea dei giudici della Corte d’Appello accogliendo le ragioni dei lavoratori. “La decisione della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Sint condividendo i rilievi svolti nel controricorso dei lavoratori. - chiarisce l’avvocato Brizzi - Per l'effetto è dunque passata in giudicato la sentenza della Corte di appello di Napoli, che ha annullato il
licenziamento disposto dal fallimento Terme di Stabia, dichiarando il subentro della Sint nella titolarità dei rapporti di lavoro a seguito della cessione di azienda accertata in giudizio”. Una decisione che, di fatto, pone Sint nella condizione di dover saldare tutti gli stipendi degli ultimi anni ai termali, per un totale di circa 7 milioni di euro che la partecipata in liquidazione dovrebbe provare a reperire, ragion per cui il rischio della vendita dei beni all’asta appare concreto. Ma i lavoratori hanno anche paventato l’ipotesi di chiudere la vertenza con un tavolo di confronto mirato a valutare opportunità occupazionali, nel rispetto dei limiti previsti dalla legge, o presso l’ente comunale o presso l’eventuale futura gestione delle Antiche Terme. “La decisione della Suprema Corte - conclude l’avvocato Brizzi - si pone a conferma della bontà della ricostruzione logico-giuridica della vicenda operata dalla Corte di appello, che a suo tempo aveva recepito la tesi prospettata dalla difesa dei lavoratori sin dal primo grado di giudizio”.