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Castellammare - Tensione in Fincantieri, la RSU accusa l'azienda di divisioni, pressioni e attacchi alla salute

Dopo la stagione dei grandi vari e delle consegne alla Marina Militare, nello stabilimento di Castellammare di Stabia si apre una fase di forte conflittualità sindacale.


Dopo la stagione dei grandi vari e delle consegne alla Marina Militare, nello stabilimento di Castellammare di Stabia si apre una fase di forte conflittualità sindacale. La RSU di fabbrica denuncia un “clima divenuto insostenibile”, accusando la direzione aziendale di aver interrotto il dialogo e avviato una gestione improntata a divisioni interne, pressioni e decisioni unilaterali.
Secondo il comunicato diffuso dai rappresentanti dei lavoratori, i successi produttivi – ultimo in ordine di tempo il varo di un troncone destinato ad Ancona – non sarebbero stati accompagnati da un riconoscimento adeguato dell’impegno delle maestranze. Al contrario, la RSU parla di una strategia che avrebbe “calpestato anni di corrette relazioni industriali”.

Premi e obiettivi: “Disparità tra officine”
Uno dei punti centrali della contestazione riguarda il sistema di premialità. Il sindacato accusa l’azienda di aver adottato criteri discriminatori, mettendo alcune officine nelle condizioni di raggiungere i target e lasciandone altre – con operai che lavorano da oltre vent’anni in condizioni infrastrutturali definite “pietose” – fuori dai riconoscimenti economici.
“È inaccettabile imputare ai lavoratori il mancato raggiungimento degli obiettivi – sostiene la RSU – quando mancano investimenti in sicurezza, organizzazione e infrastrutture”. Secondo il sindacato, la produzione sarebbe stata garantita nonostante un sistema giudicato inefficiente, e il mancato premio rappresenterebbe “una beffa oltre il danno”.

Sorveglianza sanitaria nel mirino
Particolarmente grave, nella ricostruzione sindacale, la gestione della sorveglianza sanitaria. Molti operai, dopo decenni di lavoro in cantiere, soffrirebbero di patologie croniche legate all’usura fisica.
La RSU contesta il frequente cambio del medico competente e denuncia che l’ultimo professionista incaricato starebbe rivedendo giudizi di idoneità e limitazioni funzionali già riconosciuti in precedenza. Un atteggiamento che, secondo il sindacato, rischierebbe di compromettere la salute dei lavoratori pur di

mantenere livelli di produttività elevati.
La questione è stata segnalata alle segreterie nazionali e alle autorità competenti, oltre che all’ASL, per le verifiche su sicurezza, igiene e gestione sanitaria.

Parcheggi e buoni pasto: “Provvedimenti vessatori”
Nel comunicato si fa riferimento anche a nuove regole sui parcheggi aziendali, introdotte – secondo la RSU – senza confronto sindacale. Chi non rispetterebbe i nuovi criteri rischierebbe la sospensione dell’accesso al veicolo per sette giorni.
Critiche anche sulla gestione dei buoni pasto, la cui erogazione sarebbe ritenuta arbitraria, con il rischio di creare “dipendenti di serie A e serie B” all’interno dello stesso stabilimento.

Pressioni su capi prodotto e indotto
Il passaggio più duro della denuncia riguarda presunte pressioni esercitate su capi prodotto e aziende dell’indotto. La RSU parla di convocazioni riservate in occasione di scioperi o blocchi delle comandate, durante le quali verrebbero intimati comportamenti non allineati alle direttive sindacali.
Ancora più grave, secondo i rappresentanti dei lavoratori, sarebbe il presunto ricatto occupazionale nei confronti delle ditte appaltatrici: chi sostiene le rivendicazioni sindacali rischierebbe di essere escluso dai futuri appalti. Un’accusa che, se confermata, configurerebbe pratiche antisindacali e un tentativo di isolamento della rappresentanza interna.

Stato di agitazione
“Non resteremo a guardare mentre si tenta di smantellare la dignità e la salute di chi ha reso grande questo cantiere”, afferma la RSU, annunciando il mantenimento dello stato di agitazione.
Il sindacato contesta la scelta dell’azienda di intervenire con decisioni unilaterali proprio in una fase di riduzione dei carichi di lavoro, interpretandola come un tentativo di ridimensionare diritti acquisiti.
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte della direzione dello stabilimento. La vertenza resta aperta, in un sito produttivo che rappresenta uno dei simboli industriali e occupazionali di Castellammare di Stabia e dell’intero territorio.


lunedì 23 febbraio 2026 - 08:56 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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