Un chiarimento pubblico, un’autocritica, ma soprattutto un attacco frontale al metodo amministrativo. È quanto è arrivato nelle ultime ore da Mario D’Apuzzo, consigliere comunale di Castellammare di Stabia, che ha diffuso una lunga nota dopo il dibattito acceso sul tema della tassa rifiuti. Durante l'ultima seduta del consiglio comunale, D’Apuzzo aveva sostenuto che una gestione più attenta della spesa del servizio rifiuti avrebbe potuto evitare un aumento dell’imposta. Una posizione a cui il sindaco ha replicato specificando che “non sono previsti aumenti grazie ai maggiori incassi dai morosi”. Oggi il consigliere riconosce un errore di valutazione: «Ieri ho sbagliato, lo ammetto. Per motivi di lavoro ho dovuto lasciare l’aula senza poter chiarire. Lo faccio ora, come è giusto». “Maggiori incassi? Un’amministrazione efficiente avrebbe abbassato le aliquote” D’Apuzzo, però, non si limita a correggere il suo intervento. Trasforma la vicenda in un atto d’accusa più ampio: «Il punto non è il mio errore. Il punto è che di fronte a maggiori incassi un buon governo non si limita a dire ‘evitiamo l’aumento’, ma coglie l’occasione per abbassare le aliquote e restituire respiro ai cittadini». Secondo il consigliere, l’amministrazione avrebbe utilizzato le somme recuperate dai morosi come “un paracadute” per compensare costi crescenti del servizio, costi che — sostiene — deriverebbero anche da «criticità gestionali, inefficienze e scelte pesanti emerse in Commissione Speciale Rifiuti». «Il messa
ggio arrivato in consiglio — afferma — è che se gli sprechi continuano, non c’è problema: i morosi hanno già pagato abbastanza per coprire tutto. Una filosofia che nessun cittadino dovrebbe accettare». L’episodio con il dirigente: “Trentacinque minuti fuori da una porta chiusa” Nella seconda parte della nota emerge un’altra denuncia, questa volta legata ai rapporti istituzionali: «Qualche mese fa avevo un appuntamento urgente con il dirigente delegato all’Ambiente. Un incontro concordato, utile alla città. Il risultato? Oltre trentacinque minuti in piedi davanti a una porta: prima aperta, poi chiusa, senza una telefonata o una spiegazione». Un comportamento che, secondo D’Apuzzo, non riguarda la sua persona ma il ruolo che rappresenta: «Quando un dirigente lascia fuori un consigliere comunale, lascia fuori la città. Questo è il vero scandalo, non un errore numerico». “Ora tocchi all’amministrazione chiarire ciò che continua a sbagliare” Il consigliere conclude con una richiesta: «Io ho chiarito ciò che ho sbagliato. Adesso aspetto che l’amministrazione chiarisca ciò che continua a sbagliare: il metodo, l’approccio, l’arroganza e l’idea che i cittadini siano un bancomat da usare quando il sistema non regge». Un intervento pesante che rilancia le tensioni politiche interne e riapre il dibattito sulla trasparenza della gestione del servizio rifiuti. Resta da capire se e come arriverà la replica dell’amministrazione comunale, chiamata ora a rispondere punto per punto alle accuse del consigliere.