Tariffe dieci volte più care rispetto al passato, imprenditori che temono di finire sul lastrico, oltre 100 posti di lavoro a rischio. I portuali sono sul piede di guerra e hanno deciso di rivolgersi al Tar di Napoli per contestare l'aumento del canone per le concessioni demaniali che l'Autorità Portuale ha applicato a partire dal mese di febbraio. Una vicenda che va di pari passo con il tentativo di mediazione in Regione Campania con Luca Cascone, presidente della IV commissione, che ha incontrato gli imprenditori del porto per discutere in merito alla loro situazione e valutare l'pportunità di trovare soluzioni condivise con Pietro Spirito, presidente dell'Autorità Portuale. Per i diportisti il canone ora è pari a 74 euro/mq ed è persino dieci volte maggiore rispetto al passato, mentre per gli uffici la tariffa è di 99 euro/mq e per le attivit&agr
ave; commerciali si aggira sui 162 euro/mq. L'incremento, infatti, era atteso da anni ma è sopraggiunto in un sol colpo e non in maniera graduale, per giunta senza alcun preavviso né al Comune né agli stessi operatori, che di punto in bianco hanno ricevuto l'avviso relativo agli aumenti da applicare alle tariffe sin dal mese successivo. «Non possiamo permetterci di pagare 100mila euro all'anno per le concessioni demaniali. - spiega un imprenditore - Queste cifre sono insostenibili e le modalità con cui sono state applicate le tariffe ci insospettiscono. Il ricorso al Tar era inevitabile per far valere le nostre ragioni e intanto per domani abbiamo in programma un incontro in Regione Campania per fare chiarezza su questa vicenda. Confidiamo nel buonsenso, altrimenti saremo costretti a chiudere e, insieme a noi, perderanno il lavoro centinaia di dipendenti».