Cronaca

Castellammare - Spaccio al centro antico, la Dia conferma: i Di Somma pronti a sfidare i D'Alessandro

I vertici vorrebbero liberarsi dal potere di Scanzano. La Dia è preoccupata anche per il potere dei clan nei quartieri: «Riescono a raccogliere il consenso della popolazione»

di Gennaro Esposito


I Di Somma vogliono l'indipendenza, i D'Alessandro non vogliono perdere il controllo della piazza di spaccio del centro antico. Riflettori puntati su i due clan di Castellammare di Stabia che al momento sono quasi sull'orlo dello scontro. A confermarlo è la Dia, Direzione Investigativa Antimafia che nella seconda relazione semestrale del 2018 trasmessa al Ministero dell'Interno, ha tracciato una mappatura della camorra stabiese. Nonostante la cosca di Scanzano sia da anni la più forte e organizzata, i Di Somma sarebbero pronti a sfidarla per controllare lo spaccio nel rione Santa Caterina. Gli investigatori già da tempo stanno battendo questa pista per evitare lo scoppio di una faida considerato che i D'Alessandro difficilmente lasceranno il controllo di un quartiere così importante per le proprie iniziative criminali. L'unico scontro, secondo la Dia, potrebbe arrivare solo da questi due clan considerato che nella restante parte della città le alleanze non sono in discussione.

La zona nord è sotto il controllo dei Cesarano che estendono il proprio dominio anche a Pompei. Il grande mercato dello spaccio, ovvero il rione Savorito, è invece in mano agli Imparato che sono a loro volta alleati con i D'Alessandro. Quest'ultimi, dopo aver procurato le sostanze stupefacenti (la marijuana dai Di Martino di Gragnano e la cocaina dai Gionta di Torre Annunziata), la rivendono fra le palazzine del rione popolare con i pusher dei 'paglialoni'. Accordi e patti che i Di Somma sarebbero pronti a

mettere in discussione per ridefinire gli equilibri della criminalità organizzata di Castellammare di Stabia.

Nella relazione semestrale la Dia ha dato ampio risalto anche all'inchiesta Olimpo, maxi operazione che ha scoperchiato il sistema delle estorsioni nel territorio stabiese. L’indagine ha evidenziato la costante pressione estorsiva in danno di imprenditori, negozianti e professionisti, che i D'Alessandro, Cesarano, Di Martino e Afeltra hanno continuato ad esercitare nei territori di rispettiva competenza, nonostante le diverse indagini che, negli anni, hanno inciso sui rispettivi organici. «Un ruolo centrale nell’associazione criminale sarebbe stato assunto da un imprenditore (Adolfo Greco, ndr). Il professionista si sarebbe prestato a fungere da mediatore tra le vittime delle richieste estorsive e i clan, ai quali, peraltro, lui stesso versava periodicamente somme di denaro per svolgere in assoluta tranquillità la sua attività imprenditoriale» spiega la Dia.

Per le forze investigative, la camorra stabiese è arrogante e raccoglie il consenso della popolazione. Un esempio «viene da quanto accaduto a Castellammare di Stabia, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre, durante la festa religiosa dell’Immacolata, in occasione della quale si accendono dei falò. Nel celebrare questo rito, nel quartiere Aranciata Faito è stato collocato un manichino con uno striscione riportante la scritta: “pentiti bruciate”».


venerdì 19 luglio 2019 - 14:35 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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