Una sede distaccata del tribunale di Torre Annunziata nella discoteca confiscata al clan. Era presente anche il presidente del tribunale oplontino Ernesto Aghina oggi al sopralluogo che i tecnici hanno effettuato insieme all’Agenza Nazionale dei Beni Confiscati all’interno del locale di via Piombiera che fino ad un anno fa ospitava la discoteca dei vip gestita dalla criminalità organizzata al confine tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. La polizia municipale, l’ufficio patrimonio del Comune e l’ufficio tecnico, su impulso del sindaco Gaetano Cimmino, hanno provveduto a mettersi in contatto con l’Agenzia dei Beni Confiscati per organizzare il sopralluogo propedeutico alla consegna delle chiavi del bene, utilizzato alcuni anni fa per il riciclaggio di denaro sporco investito in feste con neomelodici e vip, sotto la gestione di Nino Spagnuolo, detto “capastorta”. Il blitz delle forze dell’ordine a dicembre 2020 aveva posto fine agli affari illeciti del clan. E il bene è stato poi sottoposto a sequestro e successivamente a confisca, dopo che già anni addietro lo Stato aveva confiscato il bene per procede
re ad una prima assegnazione in cui il clan era riuscito ad infiltrarsi realizzando la discoteca. Stavolta però i presupposti sono ben diversi. A seguito di alcuni contatti telefonici intercorsi tra il sindaco Gaetano Cimmino e il presidente del tribunale di Torre Annunziata Ernesto Aghina, era emersa la possibilità di destinare quel bene a sede di un presidio di legalità e di giustizia, portando lì alcuni uffici del tribunale. Un’idea che è divenuta subito concreta, quando il sindaco Cimmino ha dato disposizione di dare immediato seguito alla richiesta di sopralluogo dell’Agenzia, successiva alla confisca, compulsando gli uffici comunali competenti a recarsi sul posto con urgenza. E in occasione del primo sopralluogo tecnico era presente anche il presidente Aghina, che ha manifestato l’interesse di portare lì gli uffici del tribunale, confrontandosi poi subito dopo col sindaco per concordare le prossime tappe. Un percorso virtuoso, dunque, che dovrà portare alla riqualificazione di quel bene confiscato, sottratto al clan e destinato al tribunale, per dare un’impronta concreta di legalità su tutto il territorio.