Sequestro preventivo di alcune aree e opere all’interno dello stabilimento balneare Bagno Elena, situato in località Pezzano, a Castellammare di Stabia. Il provvedimento è stato eseguito nella giornata di ieri dai militari della Guardia Costiera, in attuazione di un decreto emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura della Repubblica.
L'ipotesi di reato contestata è quella di occupazione abusiva di demanio marittimo. L'attività investigativa, avviata nello scorso mese di luglio, è stata condotta dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, con il supporto della Polizia Municipale e dei tecnici comunali.
I controlli e le opere contestate
Le indagini hanno preso avvio da un sopralluogo effettuato presso la struttura balneare, che sorge su un'area del demanio marittimo sottoposta a vincolo paesaggistico. Gli accertamenti sono proseguiti attraverso l'esame della documentazione tecnico-amministrativa acquisita presso gli uffici comunali e il confronto con i progetti originariamente autorizzati.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero emerse diverse opere e modifiche realizzate senza i necessari titoli autorizzativi e in difformità rispetto alle previsioni della concessione demaniale marittima.
In particolare, sarebbero state riscontrate variazioni nella destinazione d'uso di alcuni locali dello stabilimento,
inizialmente destinati a guardiania, infermeria, cassa e solarium. Contestata anche la realizzazione di un forno in muratura, con annesso banco di lavoro, oltre ad altre modifiche rispetto alle opere previste e autorizzate.
L'area sottoposta a vincolo paesaggistico
Le verifiche tecniche effettuate dal personale comunale avrebbero inoltre accertato che gli interventi contestati ricadono in un'area sottoposta a tutela paesaggistica, classificata dal vigente Piano regolatore generale come zona balneare.
Secondo gli accertamenti, le opere riscontrate non risulterebbero assistite dai necessari titoli abilitativi. Elementi che, nell'impostazione accusatoria, hanno portato alla richiesta della misura cautelare reale da parte della Procura e alla successiva emissione del decreto da parte del GIP.
Sequestro per interrompere la presunta attività illecita
Il sequestro preventivo è stato disposto con l'obiettivo di far cessare la permanenza del reato ipotizzato e impedire il protrarsi delle sue conseguenze.
La vicenda giudiziaria è ancora nella fase delle indagini preliminari. Il provvedimento cautelare può essere impugnato dinanzi al Tribunale del Riesame.
Come precisato dalla Procura, resta fermo il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza: l'indagata non può essere considerata colpevole fino all'eventuale emissione di una sentenza irrevocabile di condanna.