Contatti con esponenti della criminalità organizzata, atti illegittimi, appalti, cimitero. C'è di tutto nella relazione della commissione d'accesso che ha spinto il ministro Luciana Lamorgese a chiedere lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia. Fatti ed episodi che Andrea Di Martino, ex consigliere comunale di minoranza e sconfitto al ballottaggio del 2018 proprio contro Gaetano Cimmino, avrebbe più volte denunciato nel corso della sua esperienza amministrativa. A confermarlo è lo stesso esponente di Italia Viva che ha così commentato stamattina l'estratto della relazione diffuso ieri pomeriggio: "Le elezioni del 2018 furono per me un incubo. Dopo la gioia per essere arrivato al ballottaggio, mi si aprirono innanzi 15 giorni di vero inferno. Costellati da minacce e provocazioni continue, esercitate direttamente dai boss o da loro emissari. Io denunciavo tutto e cercavo di continuare a fare campagna elettorale, fingendo che fosse tutto normale. Normale non era nulla, era un incubo. Intorno a me avvertivo silenzio, isolamento e trame. Ma sono andato avanti. Conquistai la fiducia di altri duemila stabiesi oltre ai semila che mi avevano portato al ballottaggio, la forza di rappresentare quegli ottomila elettori mi ha spinto a resistere. La sera in cui fui sconfitto ero il più sereno sul mio comitato. Rincuoravo io i miei figli, chi mi voleva bene ed i miei sostenitori. Sapevo che avevo fatto il massimo nella situazione data. Di più non potevo e non avrei voluto fare". E da qui l'attacco all'ormai ex amministrazione Cimmino: "Il lato oscuro non mi era mai appartenut
o, e non mi poteva appartenere quando in ballo era il destino della città che mi aveva visto crescere, ed in cui ero tornato, dopo una lunga carriera di soddisfazioni politiche. In Consiglio ho tentato di non fare prevalere la rabbia per ciò che mi era accaduto, ma ho fatto vivere l'amore per Stabia. Valutando ogni provvedimento per il beneficio che poteva dare agli stabiesi. A volte mi sono opposto con ferocia, altre ho provato a dare un contributo anche se quasi sempre rifiutato. Degli atti che leggerete in relazione non ho fatto alcuno sconto. Non vi è una vicenda dubbia che io non abbia sollevato, denunciato, interrogato ed in alcuni casi fornito anche documentazione alla stessa Commissione di accesso". "Il quadro che ne emerge è devastante. Una maggioranza, solo consiliare e non elettorale, ha messo nelle mani della camorra, attraverso il suo sindaco, il futuro della città che amo. Ci sono anche responsabilità politiche in questa tragedia. Ma le carte che leggeremo ci dicono che non siamo tutti uguali e che alcuni la camorra l'hanno combattuta, altri ci sono andati a fare i compari di nozze. Ora non ci resta che sostenere il lavoro di bonifica del prefetto Cannizzaro e della intera Commissione e nel frattempo lavorare nella società per inverare nuovamente quel "Post fata resurgo' che oggi mi sembra così complesso ma che se guardo negli occhi dei nostri figli vedo così specchiato e a portata di mano. Grazie agli 8.000 uomini e donne che hanno creduto in me, spero di esser stato almeno minimamente all'altezza del compito che mi avevano assegnato" conclude Di Martino.