Oltre 165 ordini di demolizione in quattro anni ma solamente una decina quelle realmente rispettate. È il dato che emerge dalla relazione della commissione d'accesso che ha portato il ministro Luciana Lamorgese a chiedere lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia. Se ne è parlato, e scritto, molto negli ultimi mesi delle diverse ordinanze del sindaco Gaetano Cimmino che provava a regolare il mondo degli abusi edilizi, dal centro alla periferia. Ad essere colpiti sono stati imprenditori e semplici cittadini ma da quanto raccolto dagli investigatori, non si è mai entrati veramente in azione. In pratica l'ufficio tecnico individuava l'abuso tramite i propri tecnici o gli agenti della municipale, il sindaco firmava l'ordinanza di sgombero e di demolizione ma poi tutto restava intatto. Un modus operandi confermato nel tempo considerato che sono stati firmati 165 dispositivi ma le effettive demolizioni sono state una decina, forse solamente quelle che l'ormai ex primo cittadino certificava sui propri canali social.
Troppo poco per un'amministrazione che aveva deciso di ripulire la città dagli abusi di qualsiasi tipo, specialmente quelli in area collinare. Ma non finisce qui perchè la commissione d'accesso ha individuato altre irregolarità all'interno del settore tecnico di Palazzo Farnese che non brillava per la sua legalità. Oltre al
le demolizioni mai eseguite, sono finiti al centro delle indagini anche numerosi permessi a costruire che hanno permesso ad imprenditori, in odore di mala, di portare a termine le proprie costruzioni sfruttando la presunta connivenza di funzionari e amministratori. E sono proprio questi costruttori border line che hanno alimentato le indagini e anche le intercettazioni. Si tratta di personaggi capaci di muoversi fra il mondo della criminalità organizzata e quelli della pubblica amministrazione.
All'interno della relazione della commissione d'accesso, oltre alla facilità con la quale venivano concessi condoni e permessi a costruire, è evidenziata anche la corruttibilità di alcuni dipendenti comunali. Accertata la parentela con molti affiliati di spicco della camorra cittadini di vari membri del personale, gli investigatori hanno messo in luce come un dipendente sia stato arrestato, e condannato, per aver nascosto delle violazioni in una struttura della zona collinare. Quella struttura, ora, è finita nel patrimonio comunale per ordine della triade prefettizia che da poco meno di un mese si è insediata a Palazzo Farnese.