Scavi di Stabia esclusi dal circuito archeologico. Questa è la conseguenza della decisione assunta dalla Soprintendenza di Pompei che, nell'ambito delle nuove disposizioni per i ticket di ingresso ai siti archeologici, ha deciso di escludere gli scavi di Stabia dal biglietto cumulativo, ridotto da cinque a tre siti con la sola presenza di Pompei, Oplonti e Boscoreale. Mentre Ercolano intraprenderà un “percorso indipendente”, però, Stabia è rimasta fuori per una scelta precisa di una Soprintendenza che sembra non credere più in un sito archeologico che nel 2017 è piombato in una crisi senza fine. Nel mese di luglio 2017, infatti, gli accessi agli scavi di Stabia sono stati appena 2684, a fronte dei 4895 del 2016, un dimezzamento del numero di ingressi che fa riflettere in relazione alla difficoltà nell'improntare un percorso di valorizzazione e marketing territoriale che segni una svolta per le ville romane, vestigia dell'antica Stabiae. Se un anno fa venne abbattuta la barriera dei 60mila visitatori, nel 2017 si farà molta fatica a raggiungere la soglia dei 50mila, una previsione che, se confermata, andrebbe ad evidenziare lo scarso impatto della promozione d
el territorio da parte degli Enti preposti. Ed ora l'esclusione dal ticket cumulativo rischia di infliggere l'ennesima mazzata ad un sito archeologico che sembra vivere soltanto in primavera, quando per consuetudine le scuole e le associazioni organizzano visite guidate per garantire un minimo di visibilità alle ville romane dimenticate dalle istituzioni. Basti pensare, tra le altre cose, che nel solo mese di gennaio i visitatori a Pompei sono stati il doppio di quelli che si prevede possano avere accesso agli scavi di Stabia in tutto l'anno, a dispetto dell'ingresso gratuito che, anziché agevolare il flusso turistico, finisce per essere lo specchio di una scarsa valorizzazione che si riflette anche nella mancanza di un adeguato marketing territoriale. La segnaletica, d'altra parte, è carente, i servizi di mobilità sono prossimi allo zero e via Passeggiata Archeologica continua a rappresentare l'emblema del degrado e dell'abbandono. E intanto si attende che la Soprintendenza avvii almeno i lavori presso la Reggia di Quisisana per la creazione del Museo Archeologico, per il quale nulla ancora è stato fatto otto mesi dopo la stipula della convenzione con il Comune di Castellammare di Stabia.