In vista del referendum del 22 e 23 marzo, Sessa, Presidente dell’Associazione “Giovani Stabiesi” e Coordinatore del Centro di Aggregazione Giovanile “Il Faro di Stabia”, lancia un appello chiaro e diretto alla cittadinanza, con particolare riferimento alle giovani generazioni: partecipare non è facoltativo, è una responsabilità.
«Il futuro non aspetta -spiega Sessa-. Corre, spesso senza chiedere il permesso. E proprio per questo il voto non può essere ridotto a un gesto formale o a una semplice abitudine democratica. Votare significa decidere quanto spazio vogliamo occupare nella società di domani. Significa assumersi il peso e l’onore di scegliere.
Oggi più che mai, parlare di diritti, giustizia e fiducia nelle istituzioni non può restare un esercizio teorico. La partecipazione è l’unico strumento reale per trasformare queste parole in realtà. Restare a casa equivale a rinunciare alla possibilità di incidere, lasciando che altri decidano
al nostro posto.
Per troppo tempo ai giovani è stato detto che rappresentano il futuro. È una narrazione comoda, ma fuorviante. I giovani sono il presente, e le decisioni che verranno prese in questi giorni avranno effetti concreti e duraturi sulle loro vite. Non partecipare significa accettare passivamente scelte che segneranno i prossimi anni.
In un tempo dominato dalla velocità e dalla superficialità, fermarsi, informarsi, confrontarsi e scegliere consapevolmente è il vero atto rivoluzionario. L’astensione non è neutralità: è una scelta che pesa e che contribuisce a definire gli equilibri democratici tanto quanto il voto espresso.
Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta una prova di maturità collettiva. Non è solo una data sul calendario, ma un momento in cui ciascun cittadino è chiamato a decidere se essere spettatore o protagonista.
Scegliere significa costruire. Non scegliere significa lasciare che siano altri a farlo al posto nostro.»