Un gas inerte radioattivo presenta livelli superiori al limite consentito nell’Acqua della Madonna. E intanto è partita la caccia alle possibili fonti d’inquinamento da radon per la storica acqua minerale stabiese. Il radon, d’altra parte, è un gas che solitamente è presente “nel terreno, nei materiali di costruzione in tufo e nelle acque sotterranee”. Ma cosa abbia generato questa fonte di contaminazione non è ancora chiaro, tenendo conto anche delle analisi effettuate un anno e mezzo fa che avevano invece evidenziato la presenza di un metallo pesante, il nichel, oltre la soglia massima concessa dai parametri normativi. In un primo momento all’epoca si era anche ipotizzata l’eventualità di scarichi alla sorgente, rispetto ai quali era stata avviata un’indagine per verificare se ci fossero reati ambientali in atto. Poi erano emersi anche i livelli notevoli di corrosione delle tubature, sostituite con i nuovi tubi in Pead (polietilene ad alta densità) per eliminare tutte le scorie e le presenze “esogene
” lungo il flusso dell’acqua verso i punti di mescita. Ma tutto questo non è bastato ad evitare che l’Acqua della Madonna tornasse a contaminarsi. Ed ora la presenza del radon appare altamente preoccupante, al punto da imporre il prolungamento del divieto di mescita per tutelare la salute dei cittadini, a seguito delle analisi disposte dall’Asl ed effettuate a lungo da Arpac. “Gli enti coinvolti, grazie ad una stretta collaborazione, stanno impiegando ogni risorsa possibile, al fine di restituire alla cittadinanza la completa fruizione in sicurezza delle acque minerali naturali, che sono patrimonio cittadino irrinunciabile. - si legge nell’avviso del dirigente dell’ufficio tecnico Mario Oscurato - In particolare, Asl e Arpac hanno avviato un ulteriore monitoraggio, della durata di tre mesi, al fine di valutare l’evoluzione nel tempo dei parametri esaminati”. Un tempo che sarà necessario per verificare se il pericolo sarà lasciato alle spalle o se l’Acqua della Madonna dovrà restare ancora chiusa a lungo.