Potrebbe essere stato un raid punitivo quello compiuto ai danni di un pregiudicato 50enne di Castellammare di Stabia due giorni fa in via Petraro. È questa la tesi alla quale stanno lavorando i carabinieri della Compagnia di Castellammare, agli ordini del capitano Carlo Venturini, che hanno ascoltato Catello Viola subito dopo il suo arrivo in ospedale. Ma, come raccolto anche da Metropolis, non sono stati forniti elementi validi per dare una netta accelerata alle indagini. Una cosa però sembra certa: chi ha sparato non voleva uccidere il 50enne ma solamente ferirlo. I dubbi restano comunque tanti. In primis sul luogo della presunta sparatoria: in via Petraro non sono stati ritrovati bossoli e di conseguenza gli inquirenti hanno ipotizzato che Viola sia stato colpito in un altro luogo anche se a medici e investigatori avrebbe raccontato un'altra versione. Le telecamere di videosorv
eglianza della zona, al momento, non aiutano a sciogliere il nodo.
I militari stanno setacciando la vita personale del 50enne. Viola per anni è stato ritenuto vicino al clan degli Imparato, famiglia egemone al Savorito che controlla lo spaccio di stupefacenti. Ma in modo particolare si cerca di capire il vero movente dell'agguato: si tratta di un raid punitivo per questioni relative alla vendita della droga o vendetta personale? Al momento restano i dubbi. Il clima che si respira in città sicuramente non è semplice: la scarcerazioni dei principali attori della vita criminali degli ultimi venti anni rende instabile l'equilibrio criminale che si era venuto a creare. E gli ultimi episodi non aiutano in tal senso. L'attenzione delle forze dell'ordine è altissima così come quella dell'Antimafia: Castellammare è una polveriera pronta ad esplodere.