Entra nel vivo il processo in secondo grado ai danni del clan Cesarano di Castellammare di Stabia. La Corte d'Appello ha infatti chiesto la conferma delle condanne a carico dei principali esponenti della cosca di Ponte Persica accusati a vario titolo di estorsioni, usura e spaccio di stupefacenti. In particolare per Luigi Di Martino è stata richiesta la conferma della condanna in primo grado, ovvero vent'anni di reclusione, come spiega Metropolis. Stessa pena anche per Aniello Falanga, storico braccio destro dei Cesarano e per Giovanni Cesarano, alt
ro esponente di spicco della cosca. Adesso sarà compito dei giudici valutare gli atti a disposizione e formulare le condanne che potrebbero decapitare il clan di Ponte Persica particolarmente attivo fra Castellammare e Pompei. I fatti risalgono a qualche anno fa quando uan complessa operazione antimafia fu condotta dalla DDA e dalla guardia di finanza che portò al fermo di esponenti di spicco della cosca, gravi lo stesso o' profeta. A distanza di un anno e mezzo dai verdetti in primo grado, ora il processo in Corte d'Appello entra nel vivo.