Tesori sepolti, provenienti dal passato dell’antica Stabiae, tornano alla luce per mostrare nuovi scorci sulla storia di una delle città ancora racchiusi nel mistero. “Alla ricerca di Stabia” è la nuova mostra, inaugurata questa mattina presso l’Antiquarium degli scavi di Pompei, in cui sono stati esposti antichi reperti provenienti dalla Necropoli di Marina delle Grazie e dal Santuario di Privati. Si tratta di due contesti di grande importanza per la ricostruzione delle dinamiche insediative del territorio stabiano e per le vicende storiche risalenti all’epoca preromana. La necropoli di Madonna delle Grazie, con circa 300 tombe, testimonia la più antica e stabile occupazione del territorio ed un importante fonte di informazioni dell'area intorno a Pompei. Sicuramente rappresenta una fonte prestigiosissima d’informazione sugli abitanti degli antichi centri che circondavano Pompei. Il santuario di Privati invece è un esemplare unico dell'ager stabiano, un santuario votivo, molto simile a quello di Pompei, risalente a metà del IV secolo a.C. con al centro una grande fossa raccoglitrice di materiale votivo spesso frammentato. Come riportato dal comunicato concernente la mostra: “Gli oggetti in mostra delineano l’identità del defunto e attestano l’adozione di forme di consumo del vino legate al mondo greco ed etrusco. I reperti testimoniano, inoltre, la presenza in Campania di nuove genti come gli Etruschi che, tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., innescano profonde trasformazioni negli assetti territoriali e nelle dinamiche insediative. In questo periodo, sollecitati anche dall’arrivo di genti straniere, le popolazioni locali delle aree più interne della piana del Sarno e dei Monti Lattari si spinsero infatti fino al golfo di Napoli e si aprirono a nuovi contatti” Con questa prima mostra, aperta al pubblico dal 31 luglio 2018 al 31 gennaio 2019, si è voluto “portare l’attenzione sulle necropoli di Stabiae, che raccontano la storia di una comunità aperta ai contatti con il Mediterraneo” – ha spiegato il Direttore Generale degli scavi Massimo Osanna, durante la presentazione della mostra. “La diversità dei materiali raccolti rac
conta un mondo fatto di mobilità, di migrazioni, di contatto tra culture, una cultura fatta di recezioni, di stimoli che vengono da aree culturali diverse” – ha continuato Osanna – “Di Stabiae si sa pochissimo, è per questo che abbiamo messo insieme u programma di ricerca a tappeto su tutto il territorio di Stabia e capire la nascita e lo sviluppo di questo insediamento”. “L’obiettivo è quello di allestire un contenitore straordinario, un museo, presso la Reggia di Quisisana. Anche Castellammare avrà un museo degno di questo nome”. Anche Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia, è venuto a presenziare all’inaugurazione della mostra, complimentandosi con il direttore Osanna e la squadra di archeologi e architetti che ha lavorato al recupero dei reperti e all’allestimento degli stessi. Il sindaco di Castellammare ha poi dichiarato che presto verrà approvata la delibera per la valorizzazione della Reggia di Quisisana attraverso il ritrovamento di questi e altri reperti storici che vi verranno ricollocati. Non è mancata la menzione allo splendore e al successo ottenuto dalle nuove visite guidate presso la Villa San Marco a cui lo stesso sindaco ha preso parte. “Insieme al Direttore Osanna metteremo in campo tante altre iniziative, proprio per valorizzare quella che è la cultura e quelli che sono i reperti storici di Castellammare” – ha dichiarato Cimmino. “Castellammare è stata mortificata, è stata esclusa da alcuni circuiti, ma oggi ci siamo, lavoreremo in sinergia affinché non solo le Ville ma anche la Reggia di Quisisana ritrovi il suo vecchio splendore”. Tutti i reperti, provengono dall'Antiquarium stabiano, da decenni chiusi al pubblico, ma come annunciato in questa sede dal Soprintendente massimo Osanna e dal Sindaco Gaetano Cimmino, ritroveranno sistemazione nella Reggia di Quisisana che ospiterà il museo, il centro di ricerca e gli uffici. Sotto i riflettori di Castellammare la riscoperta della sua storia: un rilancio della cultura e la riscoperta della sua identità per alimentare nella coscienza collettiva l’importanza delle proprie radici, indispensabile per la crescita della comunità e del suo senso d’appartenenza.