A oltre due anni dall’omicidio di Alfonso Fontana, arriva una svolta investigativa nel caso del 24enne ucciso a colpi d’arma da fuoco il 7 febbraio 2024 nel centralissimo corso Umberto di Torre Annunziata, in provincia di Napoli.
I carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, gravemente indiziate – a vario titolo – di omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.
L’operazione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e rappresenta un importante passo avanti nelle indagini sull’agguato mortale che scosse la città oplontina.
Il presunto complice del killer
Tra gli arrestati figura anche il presunto complice dell’esecutore materiale dell’omicidio di Alfonso Fontana. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe accompagnato il killer sul luogo del delitto per poi favorirne la fuga subito dopo l’agguato.
Gli investigatori ritengono che il suo ruolo sia stato determinante nella pianificazione e nell’esecuzione dell’azione criminale. L’omicidio, avve
nuto in pieno centro cittadino e in pieno giorno, era stato ripreso anche da alcuni sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.
Le immagini raccolte dagli inquirenti avrebbero contribuito a ricostruire le fasi precedenti e successive al delitto, consentendo agli investigatori di identificare i soggetti coinvolti.
L’agguato in corso Umberto
Alfonso Fontana venne raggiunto da numerosi colpi di arma da fuoco mentre si trovava in corso Umberto, una delle strade principali di Torre Annunziata. L’agguato provocò forte allarme tra residenti e commercianti, riportando alta l’attenzione sulla criminalità organizzata nell’area vesuviana.
La Dda di Napoli contesta agli indagati reati aggravati dal metodo mafioso, elemento che evidenzia il contesto criminale nel quale sarebbe maturato l’omicidio.
Le accuse agli altri arrestati
Gli altri tre destinatari della misura cautelare sono invece accusati di detenzione e porto abusivo di armi in luogo pubblico. I fatti contestati si sarebbero verificati a Castellammare di Stabia.
L’inchiesta dei carabinieri prosegue ora per chiarire ulteriormente ruoli, movente e possibili collegamenti con dinamiche criminali del territorio.