Gino Tommasino ucciso per aver affidato l'appalto delle strisce blu ad un ditta di Napoli invece che ai D'Alessandro di Castellammare. A stabilirlo è la Corte di Cassazione di Napoli che ha discusso il ricorso presentato dalla difesa di Salvatore Belviso e Catello Romano. I due, infatti, avevano chiesto una rivalutazione della pena in quanto, secondo quanto ricostruito, gli omicidi di Gino Tommasino e Aldo Vuolo facevano parte dello stesso disegno criminoso. Ma i giudici della Corte di Cassazione non condividono questa proposta: Vuolo (ucciso nel marzo del 2009) venne eliminato a causa della voglia di espansione della cosca di Scanzano; Tommasino invece per il racket dei parcheggi. Di
conseguenza, ricorso rigettato e condanne confermate per Romano (23 anni) e Belviso (14 anni). I due omicidi sconvolsero la città di Castellammare, particolarmente quello del consigliere comunale nel febbraio del 2009 mentre era in auto con il figlio. Per la Cassazione, Tommasino aveva dei legami con i D'Alessandro ai quali aveva chiesto di eliminare l'estorsione ad alcuni suoi conoscenti. Allo stesso tempo, la cosca di Scanzano aveva fatto alcune pressioni per ricevere l'appalto delle strisce blu. Senza successo. Ed è per questo che quindi venne ordinato l'omicidio anche se venne fortemente criticato da alcuni ras dei D'Alessandro per la ferocia che utilizzarono i due killer.