Cultura & Spettacolo

Castellammare - Museo Libero d'Orsi, visite speciali ai depositi

Ultimi tre appuntamenti per visitare luoghi solitamente non aperti al pubblico.

di Annarita Ferraiuolo


Sta per concludersi il programma di visite speciali nei depositi del Museo archeologico di Stabia, spazi generalmente riservati a conservatori, restauratori, archeologi, studiosi, operai. "Ideati e progettati non solo come luoghi deputati alla conservazione di un patrimonio archeologico, sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma anche come spazi dedicati alla conoscenza e alla condivisione, i depositi saranno aperti al pubblico nell’ottica di una fruizione partecipata", fanno sapere dal Parco archeologico di Pompei. I visitatori saranno calati fisicamente nei sotterranei. “Nei depositi sono assenti apparati didascalici, pannelli ed ogni altro supporto utile a comunicare. Il visitatore potrà, dunque, comprendere la funzione di cartellini con numeri di inventario, codici identificativi per rintracciare i materiali, troverà pareti allestite per individuare classi, tipologie per determinate categorie di materiali, touch screen per consultare il catalogo delle schede dei reperti. In tal modo il deposito è trasformato in un luogo di sperimentazione e in laboratorio in cui si costruiscono contenuti e si elaborano dati” spiegano. La rassegna delle visite speciali è organizzata accuratamente dalla direttrice del Museo, Maria Rispoli.

Oggi in programma uno degli ultimi tre appuntamenti per tutti gli amanti della cultura; le altre due visite si terranno rispettivamente il 26 giugno e il 3 luglio. Le visite possono essere prenotate sul sito ufficiale di Ticketone in due turni di visita, per un numero massimo di 30 persone per gruppo (alle ore 15.00 e all

e ore 16.00) e saranno guidate dai funzionari archeologi e restauratori, oltre che da professionisti e studiosi che offrono il proprio aiuto nelle attività nei depositi. Il costo di accesso al Museo è di 8€.

“Il progetto rappresenta un modello sperimentale di fruizione nei depositi. La sfida del nuovo allestimento è consistita soprattutto nel rendere visibile un patrimonio, solitamente nascosto, senza essere necessariamente filtrato e caricato di informazioni – si legge nella mota del Parco archeologico di Pompei – La conoscenza che deriva dalla visita di un deposito non è tanto legata alla scoperta dei singoli manufatti, ma all’arricchimento cognitivo che scaturisce dal fare un’esperienza.”

"Entrare nel deposito è come guardare dietro le quinte di un meccanismo complesso, nel cuore di un grande museo archeologico, come lo è quello stabiese, dove vengono conservati i capolavori, si portano avanti restauri, studi e analisi su un patrimonio inestimabile – rivela Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco archeologico – Questo ci aiuta a capire meglio anche quanto vediamo nelle sale espositive dei musei e di apprezzare il lavoro che si svolge quotidianamente dietro le quinte. Scopriamo così che l'archeologia non è solo un bel vaso o uno splendido affresco in una vetrina, ma un processo, una filiera che porta dallo scavo al restauro e allo studio per poi essere raccontato in pubblicazioni, mostre e musei. Ogni oggetto ha una sua biografia, e il deposito è il luogo della cura e della memoria del patrimonio collettivo."


mercoledì 19 giugno 2024 - 15:13 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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