Sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata a seguito della morte della 79enne Maria Battaglia, avvenuta pochi giorni fa all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.
Dopo la denuncia presentata dai familiari della donna residente a Pompei, i magistrati hanno emesso la loro prima decisione, un atto dovuto alla luce del sequestro della cartella clinica effettuato dagli agenti di polizia del commissariato di Castellammare, agli ordini del primo dirigente Paolo Esposito e del vicequestore Francesco Galante.
La donna, secono le accuse mosse dai familiari, era rimasta ferma 13 ore al pronto soccorso in attesa delle cure.
Gli avvisi di garanzia sono stati notificati ad un' infermiera della struttura ospedaliera stabiese e ai cinque membri dell’equipe medica che, giovedì scorso, avrebbero preso in cura la 79en
ne. L’obiettivo dei magistrati adesso è accertare eventuali responsabilità da parte di medici e infermieri. Questo almeno è il sospetto dei familiari, secondo i quali l’anziana donna non aveva particolari patologie. Dall’ospedale però fanno sapere che la 79enne è stata sottoposta a tre visite durante la permanenza in pronto soccorso. L’inchiesta è coordinata dal pm Sonia Nuzzo, mentre questa mattina si terrà anche l’autopsia, con l’incarico al medico legale Sergio Infante. Intanto dalla denuncia presentata dai familiari emergono dei nuovi particolari. Maria Battaglia sarebbe rimasta circa 13 ore al pronto soccorso. “Aiuto, non ci vedo più”: è la frase pronunciata dalla donna poco prima di morire, forse dopo la somministrazione di un farmaco. Ed è questo l’aspetto che i magistrati oplontini vorranno chiarire.