Emergono nuovi e inquietanti scenari sul caso molestie nel settore arbitrale provinciale che vedrebbe protagonista una giacchetta nera di Castellammare. Secondo l'avvocatessa Libera Casino, legale delle cinque ragazze fra 18 e 20 anni venute allo scoperto, gli abusi non si sarebbero limitati ai filmati girati di nascosto con uno smartphone alle giovani sotto la doccia.
«Qualcuna di loro ha anche dovuto sopportare altri tipi di dinamiche - rivela in esclusiva la penalista a StabiaChannel.it -, non è il caso di scendere nei dettagli con un'indagine penale in corso, ma in alcuni casi oltre ai video sono successe altre cose. Va tenuto conto del fatto che, da regolamento, il referente arbitrale potesse avere libero accesso agli spogliatoi in qualsiasi momento: il modus operandi è sempre il solito, con l'uomo che entrava fingendo di mettere il cellulare in carica».
Naturalmente la priorità degli agenti del commissariato stabiese è scoprire se i video incriminati sono girati sul web. «Questa è anche la prima preoccupazione della ragazze - aggiunge la Cesino, da anni in prima linea contro le violenze di genere sul panorama provinciale e regionale -, ma devo dire che non avendo preso visione del fascicolo è complicato per me sapere fino a dove si sta sviluppando l'inchiesta. Sottolineo, comunque, che la Procura di Torre Annunziata e la polizia di Castellammare hanno mostrato piena disponibilità ed efficienza sul caso».
La precisazione è d'obbligo, perché non tutti gli ambienti giuridici hanno mostrato la stessa voglia di fare chiarezza: «Devo dire i vertici federali hanno mostrato riluttanza in questo senso - ammette l'avvocato -, spesso mi chiedevo se l'ordinamento volesse fare gli interessi delle ragazze o quelle dell'arbitro. La rigidit&agra
ve; e la poca sensibilità al caso da parte dei tribunali sportivi ha fatto sì che dalla prima denuncia al ritiro del tesserino all'uomo, avvenuto solo 10 giorni fa, passassero diversi mesi. Mi hanno detto che senza una condanna penale non si sarebbe potuto fare niente, ho dovuto fornire documentazioni del pm perché la Figc e l'Aia prendessero posizione ufficialmente su una denuncia tanto grave».
E in effetti da maggio fino a inizio novembre, alla giacchetta nera - sospesa dalla sezione Aia di Castellammare - era bastato iscriversi a quella di Ercolano. Una situazione che potrebbe creare più di qualche imbarazzo alle logiche lobbiste della federazione. «Il timore più grande - prosegue la Cesino - è che in questi mesi di stallo si siano verificati nuovi casi simili che avrebbero potuto essere evitati con più buonsenso. Al momento, però, nessun'altra ragazza si è messa in contatto con me per segnalare nuovi casi». Del resto si sa, per una giovane non è semplice denunciare questi episodi, seppur eclatanti. «Va tenuto conto del sistema fortemente 'gerarchizzato' esistente nella federazione, parliamo ragazze alle prime armi, inesperte, che spesso non si rendono subito conto della linea di demarcazione che intercorre tra attuazione del ruolo e abuso, anche perché l'indagato tutto sommato è giovane, non ha più di 40 anni: non avrà faticato ad ottenere inizialmente la loro fiducia. Fortunatamente - conclude l'avvocatessa - una di loro si è subito resa conto della gravità dell'accaduto».
Ora la palla passa alla magistratura oplontina, che avrà il compito di fare piena luce sull'orribile questione. Nel frattempo le indagini degli agenti del commissariato stabiese, coordinate dal primo dirigente Vincenzo Gioia, proseguono senza sosta per ricostruire l'intero puzzle della storia. Presto se ne saprà di più.