Tentarono di imporre al titolare di una catena di supermercati stabiese l’assunzione di due persone. Ieri è arrivata la requisitoria del pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha chiesto la condanna di quattro anni nei confronti di Agostino Cascone e sei anni e otto mesi per Vincenzo D’Apice (alias Enzuccio o’bumbular). I due sono ritenuti dagli inquirenti vicini al clan Cesarano, con quartier generale al rione Ponte Persica, zona al confine tra Castellammare e Pompei.
I fatti risalgono al 2017. Era il 5 giugno quando, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, i due tentarono di imporre all’imprenditore di Castellammare l’assunzione di due persone. Al rifiuto dello stesso gli intimarono di chiudere l’attività commerciale,
onde evitare ripercussioni. D’Apice e Cascone sono accusati di tentata estorsione. Il primo è uno storico esponente del clan Alfieri, di cui il clan Cesarano era federato. Il secondo era invece incensurato, ma comunque ritenuto vicino alla cosca fondata da Ferdinando Cesarano, alias Nanduccio e Ponte Persica. D’Apice, da 18 anni in carcere, aveva approfittato di un’uscita di pochi giorni dalla galera per minacciare la vittima e ricordargli il suo curriculum criminale. Ad incastrarlo furono le telecamere dell’attività produttiva, che lo avevano immortalato mentre entrava e usciva dall’ufficio dell’imprenditore. Subito dopo l’episodio, Vincenzo D’Apice tornò nel carcere di Augusta (Siracusa) dove fece ritorno alla scadenza del permesso premio.