Scattano le condanne nel processo relativo alla cabina di regia istituita durante l'amministrazione Bobbio presso il Comune di Castellammare di Stabia. L'ex sindaco Luigi Bobbio, già pm della Dda di Napoli e ora in servizio al Tribunale civile di Nocera Inferiore, è stato condannato ad un anno e otto mesi con interdizione dai pubblici uffici e sospensione della pena per abuso d'ufficio, mentre per l'avvocato Francesco De Vita la pena è di quattro anni e mezzo per aver usufruito di circa 30mila euro di rimborsi spesa ingiustificati per hotel e ristoranti. Due anni e sei mesi, infine, per l'ex dirigente comunale Vincenzo Battinelli per aver agevolato le procedure di rimborso pur senza arricchirsi personalmente. Gli scontrini di De Vita erano rimborsati facendo pagare al Comune di Castellammare i conti di soggiorni in albergo e ristoranti. De Vita avrebbe cenato in compagnia di una donna in 98 locali, 70 dei quali a Roma e a Milano e pare che abbia persino pagato 100 euro per una bottiglia di vino a spese del Comune, utilizzando pertanto l'Ente come bancomat per interessi personali e sentimentali. La sentenza del Tribunale di Torre Annunziata è arrivata in serata e i giudici hanno parzialmente accolto le richieste dei pm Barbara Aprea e Maria Benincasa, che avevano chiesto la condanna a due anni per Bobbi
o, sei anni per De Vita e quattro per Battinelli. Al centro del processo c'è la gestione della “cabina di regia” creata nel 2010 e coordinata dall'avvocato Francesco De Vita, mandatario elettorale della campagna per le amministrative vinte dal centrodestra e testimone di nozze dello stesso Bobbio. «La cabina di regia sulla carta doveva occuparsi di programmazione strategica - spiegò l'accusa nella sua ricostruzione dei fatti -, ma venne affidata ad una figura esterna il cui ruolo non è mai stato chiarito. Le sue scarne relazioni erano copiate da quelle di altri dirigenti e venivano presentate soltanto dopo che l'opposizione aveva chiesto conto del suo operato, al punto che il 9 gennaio 2011 Castellammare era tappezzata di manifesti del Pd in cui si denunciava che De Vita era pagato per non fare nulla. Non c'era né un verbale, né una convocazione, né un comunicato stampa che facesse riferimento all'attività della cabina di regia. Un incarico clientelare affidato ad un amico sviando le norme, mentre il Comune veniva usato come bancomat dei soldi dei contribuenti per interessi personali, senza nessuna finalità istituzionale dato che la cabina di regia assumeva i contorni di un organo fittizio, creato per far arricchire il collettore politico di Bobbio».