Il Comune ha pagato alcune fatture ad una ditta del clan, dopo che quest’ultima era stata già cacciata via dal cimitero per ingerenze mafiose. Spunta anche questo inquietante episodio tra le motivazioni che hanno indotto il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a chiedere lo scioglimento del consiglio comunale. Un atto di gestione da parte del settore competente che, come emerge tra le righe della relazione sintetica del Ministro, “con determina dell’agosto 2020 ha provveduto a liquidare alla società fatture relative a prestazioni riferite all’anno 2019, mentre sulla base di costante giurisprudenza avrebbe dovuto astenersi dall’effettuare pagamenti in favore di una ditta destinataria di provvedimento interdittivo”. La commissione d’indagine, in particolare, nell’ambito della ricognizione sulle informative antimafia effettuate dalla Prefettura, riferisce di “un’interdittiva emessa nel marzo 2020 nei riguardi di una società alla quale sono stati assegnati dal 2018 i servizi cimiteriali e la gestione della sala autoptica, il cui rappresentante legale in sede di gara era socio di un amministratore di una impresa funebre già destinatario dall’ottobre 2018 di un provvedimento interdittivo antimafi
a”. Nella relazione si evidenzia anche che “l’aggiudicazione della gara è avvenuta durante passate gestioni amministrative”, ma che “l’appalto in esame è stato tuttavia oggetto di valutazione anche da parte dell’amministrazione in carica, che nel luglio 2019 ne ha confermato l’assegnazione alla stessa società”. Una vicenda su cui dovranno essere chiarite le specifiche responsabilità, che afferiscono in questo caso alla componente dirigenziale dell’ente. La commissione, d’altra parte, ci tiene ad evidenziare come le procedure di gara siano state caratterizzate da “diffuse carenze istruttorie, soprattutto in materia di accertamenti antimafia e dei requisiti soggetti e fiscali, nonché da incompletezze nella documentazione relativa ai bandi di gara, ai disciplinari di gara, ai capitolati tecnici, alle offerte presentate”. Una carenza di controlli “sistematica” che “ha consentito che molte imprese affidatarie di pubbliche commesse, spesso caratterizzate da intricati legami societari e familiari tanto da poter essere considerate centri di interesse unici riconducibili a soggetti controindicati, sono poi state destinatarie di informazioni interdittive antimafia”.