Le acque di Castellammare di Stabia, un tesoro naturale di straordinaria rilevanza, sono oggi al centro di un’esigenza fondamentale: il recupero e la valorizzazione di un patrimonio unico nel suo genere. Per anni, le 28 sorgenti che caratterizzano la città sono rimaste in gran parte inutilizzate, lasciando che miliardi di litri d’acqua preziosa finissero in mare senza che il territorio potesse trarne beneficio. L’urgenza di un intervento non riguarda solo la valorizzazione economica e turistica, ma anche la tutela di una risorsa identitaria, profondamente legata alla storia e alla cultura della città.
A riaccendere la speranza per un futuro diverso è stato l’annuncio, durante un recente convegno tenutosi alla Reggia di Quisisana, che le 28 sorgenti stabiesi non risultano inquinate. A confermarlo è stato il professor Marco Trifuoggi, responsabile delle analisi, che ha sottolineato come questo risultato rappresenti una base solida per avviare un piano di recupero. Tuttavia, l’assenza di una manutenzione regolare e di controlli strutturati, protratta per almeno un decennio, rende necessario un intervento immediato per preservare e riattivare questo patrimonio.
Il convegno, organizzato dal Comitato Terme in collaborazione con associazioni locali, l’Università Federico II e con il patrocinio del Comune, ha rappresentato un momento di confronto cruciale sulle potenzialità delle acque stabiesi. Tra i partecipanti, esperti del settore e rappresentanti delle istituz
ioni hanno delineato strategie e obiettivi per riportare le sorgenti al centro dello sviluppo cittadino. «Ogni anno finiscono in mare 24 miliardi di litri d’acqua. È un’enorme risorsa che dobbiamo sfruttare», ha affermato Catello Lamberti, presidente del Comitato Terme.
Le acque termali non sono solo un elemento naturale, ma un simbolo della città. Progetti come la riapertura della mescita dell’Acetosella e la trasformazione dell’area delle Nuove Terme in un parco pubblico, annunciati dal vice sindaco Giuseppe Di Capua, potrebbero rappresentare i primi passi di un percorso più ampio. La sfida principale, però, resta quella di rispettare le scadenze stringenti imposte dai fondi Pnrr, con 12 milioni di euro disponibili ma un termine di consegna dei lavori fissato entro la primavera del 2026.
L’evento ha anche ribadito l’importanza di un approccio condiviso e partecipativo, coinvolgendo non solo le istituzioni ma anche la cittadinanza attiva. La candidatura delle sorgenti stabiesi al riconoscimento Unesco, proposta dal Comitato Terme, mira a restituire dignità e visibilità a un bene che rappresenta l’essenza stessa di Castellammare.
Il convegno di Quisisana, il primo di una serie di incontri, non è stato solo un’occasione per discutere del passato e del presente, ma un invito concreto a costruire un futuro in cui le acque termali tornino a essere una risorsa centrale per il benessere e lo sviluppo della città.